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Il Grano 23 salvato dall’estinzione Panigacci e testaroli ora sono al sicuro

Nicola Morosini
Il Grano 23 salvato dall’estinzione Panigacci e testaroli ora sono al sicuro

La varietà lunigianese di frumento entra nell’Anagrafe della Biodiversità: una tutela per la produzione tipica locale

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aulla. Una buona notizia dal fronte dell'agricoltura lunigianese. Il “Grano 23” assieme all' “Aglione” sono stati iscritti nel Repertorio regionale della Toscana e all'Anagrafe nazionale dell'agrobiodiversità, una iscrizione che costituisce il primo passo per la messa in sicurezza dei due prodotti tipici e un contributo per evitarne l’estinzione.

È quanto annuncia in una nota la Regione Toscana, secondo cui le due varietà «rischiavano l'estinzione ma oggi possono rappresentare nuove occasioni di sviluppo per l'agricoltura toscana». Mentre l’aglione è una varietà di aglio coltivata nella Val di Chiana, il Grano 23 è una coltivazione tipicamente lunuigianese: è una varietà di frumento coltivata in varie zone della nostra vallata che produce una farina particolarmente idonea a prodotti poco lievitati, e dunque è perfettamente compatibile con la produzione di prodotti tipici della zona, quali panigacci e testaroli: gli operatori hanno manifestato interesse a recuperare una filiera locale che utilizzi farina di un grano autoctono, tradizionalmente coltivato in diverse zone dei Comuni di Pontremoli, Filattiera e Fivizzano, nonché nelle zone a maggiore altitudine come Zeri.La zona tipica di produzione interessa i territori toscani di Aulla, Bagnone, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana, Zeri.

Inoltre, il Grano 23 è diffuso anche nei comuni della Val di Vara in provincia di La Spezia. Il Grano 23 rischiava infatti l’estinzione ma oggi rappresenta una nuova opportunità di rinascita per l’agricoltura toscana. Recentemente iscritto nel Repertorio regionale e all’Anagrafe nazionale dell’agrobiodiversità, è una varietà di grano tenero molto importante per il territorio. Coltivato in Lunigiana già dai primi decenni del Novecento, sia in pianura che nelle zone montane, il Grano 23 è stato selezionato sul posto, e quindi salvato, dagli agricoltori stessi che lo utilizzavano per soddisfare i loro fabbisogni. La conoscenza e le tecniche si sono poi tramandate da una generazione all’altra. Ad oggi sono oltre 700, su un totale di 880, le varietà di frutta, ortaggi, cereali, foraggi autoctoni e razze animali della Toscana che, rischiando di scomparire, sono state mantenute in vita grazie al sistema di salvaguardia della biodiversità agricola della Regione Toscana.

«La loro presenza – ha affermato Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione con delega all'agricoltura – non solo può sostenere attività di rilancio economico, specie nelle zone considerate marginale, ma anche rafforzare l'immagine della Toscana come luogo di qualità grazie all'equilibrio fra ambiente, agricoltura e attività dell'uomo, un vero e proprio agroecosistema». —

Nicola Morosini

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