Il Tirreno

la storia 

Dal progetto Furlun agli studi condotti dall’Università di Pisa

G.U.

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PODENZANA. Nell’ottobre scorso al ristorante da Gambin a Podenzana, il Grano 23 è stato protagonista di una giornata di studio con il dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università di Pisa e la docente Luciana Angelini, la quale ha parlato della necessità di salvaguardare la biodiversità gastronomica rappresentata dal "Grano 23", sottolineando che il dipartimento ha seguito e segue la sperimentazione delle aziende agricole lunigianesi che hanno reintrodotto questo grano nelle coltivazioni. Perché si tratta di un patrimonio, innanzitutto genetico, da salvaguardare. Oltre alla dottoressa Angelini, erano presenti Mario Giannarelli (chef ed insegnante dell'Istituto Alberghiero di Bagnone), Antonio e Francesca Bongi, Annalisa Mori, Alessandra Marietti e Fabrizio Botta: questi ultimi sono gli imprenditori agricoli che hanno rimesso in coltura il Grano 23.

La Regione Toscana era rappresentata dalla dottoressa Fausta Fabbri attraverso Terre Regionali Toscane, che ha finanziato il progetto di studio e valorizzazione. «Questo percorso, figlio del vecchio progetto Frulun, ci ha visto impegnati –a veva commentato Matteo Podenzana del ristorante da Gambin – come Comunità del panigaccio tradizionale di Podenzana. Fin dall'inizio abbiamo creduto nella realizzazione di una filiera del grano tenero in Lunigiana e, pur faticando non poco, la caparbietà ci ha portato ad incontrare persone ed aziende che credono in questo cammino. Slow Food, per esempio, sta guidando progetti in tal senso in ottica anche di una economia circolare che in un periodo economico come questo ha un valore intrinseco importantissimo». —G.U.

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