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Baratta contro Nardi, a giorni la decisione sulla diffamazione

Libero Red Dolce
Baratta contro Nardi, a giorni la decisione sulla diffamazione

L’assessore denunciò la deputata del Pd e altri quattro per le frasi su Facebook e si è opposto alla richiesta di archiviare

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MASSA.  Servirà ancora qualche giorno per sapere se andrà avanti il procedimento contro l’onorevole Martina Nardi e altre quattro persone denunciate dall’assessore al Bilancio Pier Lio Baratta per diffamazione. La legale di quest’ultimo, Sara Caleo, ieri ha presentato di fronte alla giudice Marta Baldasseroni la sua opposizione alla richiesta di archiviazione da parte della pm Alessia Iacopini. La giudice si è riservata e tra qualche giorno arriverà la decisione.

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I fatti risalgono ai giorni successivi all’insediamento di Baratta come assessore nella giunta del sindaco Francesco Persiani. Tutto succede sulle pagine di Facebook.

Nardi, nel luglio 2018, condivise un file audio estrapolato da Youtube, nel quale il neo assessore discuteva con un personaggio chiamato "Demone scimmia", già oggetto del dileggio della trasmissione "La Zanzara", condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo su Radio 24.

Nel video, in modo piuttosto surreale, il "Demone scimmia" e l’assessore affrontano con toni confidenziali temi vari: dalla politica all’uso di stupefacenti. Nardi, nel condividere il file, commentò: «Buongiorno massesi, questo è il nuovo assessore al bilancio! Dire vergogna mi pare quasi riduttivo».

Il post della deputata, che ha un certa visibilità sul social, dà luogo a una serie di commenti e condivisioni che Baratta ritiene diffamatori. E oltre alla deputata, l’assessore decide di denunciare Riccardo Barbieri, Sebastiano Muzio, Marco Marchini e Massimo Peri.

Le indagini, quasi solo documentali, vanno avanti per quasi un anno e mezzo. Vengono ascoltati i denunciati, che in effetti ammettono che i profili social sono riconducibili a loro. E la pm Iacopini, al termine, riconosce che l’offesa esiste pur essendo di "particolare tenuità". E dunque chiede l’archiviazione.

Alla quale ieri si è opposta l’avvocata Caleo. «La pm ha ritenuto, con una larga argomentazione, che le condotte esistono e le definisce “riprovevoli”. Noi riteniamo che siano penalmente rilevanti e non siamo d’accordo che ci siano i presupposti per l’archiviazione. Non si parla di un piccolo furto, ma di una diffamazione. O si è stati offesi o non lo si è stati, non si può essere offesi solo un poco. Io ho fiducia nella giustizia, ritengo che in questa vicenda non si debba valutare in base a ragioni politiche. Confidiamo nella giustizia lontana da questioni politiche o di potere». —

 

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