Sicurezza
Regina Elena, per la Cgil i nodi sono poco personale e scarsa sicurezza
Libero Red Dolce
carrara. La Cgil non rimane indifferente alla vicenda della rsa Regina Elena, che in un lasso di tempo breve ha fatto segnare la sua terza ondata di positività al Covid-19. «Questo dimostra che le questioni organizzative denunciate dalle organizzazioni sindacali non sono mera rivendicazione salariale ma questioni centrali nella vita della struttura», spiega Alessio Menconi, responsabile del settore socio-sanitario della Camera del Lavoro.
Per Menconi le motivazioni del ritorno dei contagi sono individuate: «Una cattiva organizzazione, unita alla scarsezza del personale hanno prodotto il ripetersi di focolai che, a quanto si può capire, hanno coinvolto più della metà degli ospiti e diversi dipendenti. E questo non è più sopportabile».
E lega insieme questioni contrattuali con quelle della sicurezza, in un nodo strettissimo di diritti, tutele e sanità. «La stessa vicenda legata al cambio di tipologia contrattuale, lungi da essere solamente una questione economica, è strettamente legata all'organizzazione della struttura. Governance e direzione devono capire che la vertenza ancora aperta con Cgil e Cisl di categoria deve essere rapidamente chiusa per garantire una nuova e più efficace organizzazione che metta a riparo da nuovi ripetuti rischi sia gli ospiti che le lavoratrici ed i lavoratori. Evidentemente vanno garantiti a tutte le lavoratrici ed i lavoratori uguali diritti e, a parità di mansioni svolte, uguali retribuzioni. Riconoscere dignità e centralità al lavoro di cura e di assistenza, garantire aggiornamento e tutela dallo stress spesso ingenerato da un lavoro così delicato. Bisogna fare in fretta, risolvere positivamente questa diatriba. È ora di sedersi a un tavolo. Dal punto di vista generale, però, la nostra attenzione deve essere ricondotta alle forme di assistenza e sostegno rivolte agli anziani ed alle loro famiglie.».
Menconi infine propone un modello diverso di assistenza, sul quale insiste da un po’, dove gli anziani non siano ridotti a numeri – peraltro di un tragico pallottoliere di decessi – ma rimessi al centro, con dignità e attenzioni. «Oggi le Rsa sono il perno dell'assistenza verso anziani e loro famiglie, si dovrà, a nostro avviso, ripensare il sistema rendendo marginali le Rsa a favore di una politica di sostegno, certamente non solo economico, per permettere ai nostri nonni ed alle nostre nonne, ai nostri padri ed alle nostre madri e in prospettiva a noi stessi, di terminare la vita in dignità e nelle case circondati dagli affetti dei propri cari. Quindi incrementare un’assistenza domiciliare realmente efficace che si adatti alle esigenze dei vari nuclei familiari». —
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