Il dolore
Addio San Valentino, ristoratori al collasso
Arriva la zona arancione, niente festa. Gli operatori: «C’erano tante prenotazioni, eravamo già pronti. Così muoriamo»
massa carrara. I ristoratori capiscono bene la situazione, ma a loro sarebbe bastato un solo giorno in più per provare a tirare un sospiro di sollievo sarebbe bastato accogliere oggi, a pranzo, i clienti per San Valentino. Molti avevano prenotato, ma adesso – con l’ufficialità della zona arancione – le prenotazioni vanno annullate: si chiude.
«Purtroppo quello che si temeva, il passaggio in zona arancione, si è verificato e di nuovo la decisione sulla sua decorrenza dalla domenica anziché dal lunedì – va subito al sodo Adriano Rapaioli, responsabile di Confesercenti di Massa Carrara – è stata presa senza preavviso. I ristoratori, che sono allo stremo, speravano almeno di salvare il salvabile posticipando il passaggio a lunedì 15 febbraio; così da poter lavorare nel fine settimana di San Valentino. Così non è stato, e questo è davvero un terribile disastro per bar e ristoranti che avevano già raccolto le prenotazioni e provveduto agli acquisti per il pranzo di oggi. È inaccettabile continuare a lavorare in un clima di incertezza costante e senza programmazione. Stiamo subendo un meccanismo stop and go che mortifica ed annichilisce il lavoro, l’impresa, gli investimenti. Auspichiamo di trovare nel nuovo Governo – a Rapaioli si unisce anche Francesco Bennati, presidente Fiepet Confesercenti Massa Carrara – un interlocutore capace e competente per superare questo insostenibile momento di stallo. È necessario che le istituzioni diano risposte chiare e immediate alle imprese che hanno dimostrato di poter lavorare garantendo la sicurezza propria e dei clienti. Tutti noi crediamo che sia fondamentale tutelare e salvaguardare l’aspetto sanitario, rispettando le regole e misure previste; ma questa situazione è diventata insostenibile».
Non si discosta molto da quella di Confesercenti l’analisi di Nadia Cavazzini, vicepresidente vicario di Confcommercio imprese di Lucca e Massa Carrara: «Era nell’aria da qualche giorno, l’indice dei contagi in salita e le terapie intensive di nuovo in allerta. Insomma, c’erano tutti i segnali di un ritorno alla fascia arancione, dopo cinque settimane di gialla, che aveva riportato un ritorno, seppur limitato, a quella libertà che tutti desiderano e che sembra ancora lontana. La speranza per i ristoratori, una delle categorie più colpite dalla crisi economica innescata dalla pandemia, era che almeno la domenica di San Valentino si salvasse, per avere così una boccata di ossigeno dopo un Natale da dimenticare e il carnevale passato in sordina. I ristoratori sono stanchi, queste altalene non giovano né alle tasche né all’anima dei lavoratori. Innegabile –prosegue la Cavazzini – il rammarico non tanto per la giornata di San Valentino in sé, che comunque è considerata una grave perdita, quanto del tornare in un periodo penalizzante che rallenta ancora di più il tempo della ripartenza. I ristoranti sono e rimangono luoghi sicuri, se si adottano tutte le attenzioni del caso e se si rispettano le regole dettate dai vari decreti. Io personalmente credo che stiamo pagando le conseguenze di atteggiamenti sbagliati, forse di altre persone. Anche da parte di chi ci governa, vedo molta superficialità nell’affrontare questo problema, perché l’unica soluzione non può essere chiudere i bar e ristoranti. Abbiamo bisogno di sentirci protetti, perché in queste condizioni non potremmo sopravvivere a lungo. Abbiamo tante, troppe spese e nessuno ci aiuta. Almeno che si trovi, la modalità per farci lavorare». —
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google