Il Tirreno

in aula 

Vende oro rubato per giocare alle slot

Chiara Sillicani

Scoperta dai carabinieri durante una inchiesta su alcuni furtiTrentenne di fronte alla giudice con l’accusa di ricettazione

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Chiara Sillicani

MASSA. Non riesce a smettere: deve giocare e scommettere. Trascorre ore, a volte intere giornate, di fronte alle slot machines. Il medico è stato chiaro con lei : soffre di ludopatia, di dipendenza dal gioco. Una dipendenza così pesante che la porta di fronte al giudice, con l’accusa di ricettazione.

Sì perché il gioco si porta via fino all’ultimo centesimo e per continuare lei, massese, trent’anni, deve trovare una nuova fonte di reddito, lo stipendio non basta più. È allora che comincia – almeno stando alla tesi accusatoria – a comprare oro per rivenderlo. Solo che le persone da cui acquista, quell’oro se lo sono procurato illecitamente, lo hanno rubato. E la donna – sostengono gli inquirenti – lo sa bene: stabilisce contatti dirette con un gruppo di persone da cui compra collane, bracciali e anelli rubati per rivenderli rincarati e incassare.

Sceglie sempre negozi e acquirenti diversi, per non dare nell’occhio, per non insospettire e racconta che si tratta di gioielli di famiglia, di monili passati da generazioni a generazione. Con i soldi incassati dalla vendita scommette, gioca, e gioca ancora. Sfida le slot machines Fino a quando i carabinieri, nell’ambito di una inchiesta su alcuni furti, la individuano.

Tutto parte dalla denuncia di un uomo: qualcuno è entrato nel suo appartamento, a Massa, e si è portato via tutti i gioielli. Oggetti di famiglia che lui conosce benissimo e descrive dettagliatamente alle forze dell’ordine. Parte quindi l’indagine e tutti quei monili i carabinieri li rintracciano in un compro oro. Il titolare li ha comprati e ricorda anche da chi. Sì perché, al momento della transazione, il venditore deve rilasciare i suoi documenti. Da quei documenti, i carabinieri individuano la cliente: una donna massese di trent’anni. A quel punto il lavoro degli inquirenti si concentra su di lei: la sua situazione finanziaria, le sue abitudini, i suoi spostamenti e, soprattutto, le sue frequentazioni.

L’auto della donna viene anche geolocalizzata: lei si sposta per la città e i carabinieri “la monitorano”. Incontra spesso le stesse persone, e dopo averle incontrare, raggiunge compro oro o ancora altre persone. In zone diverse. Dopo le visite, va sempre a giocare.

La ipotesi del pubblico ministero è che acquisti oro rubato per rivenderlo: l’accusa per lei è infatti ricettazione. E da quell’accusa adesso la trentenne deve difendersi davanti alla giudice monocratica Valentina Prudente. Ieri mattina la prima udienza.

La donna, difesa dall’avvocatessa Lara Balderi, ha chiesto il rito abbreviato, rito alternativo che prevede l’omissione del dibattimento: il giudice valuta solo in base agli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. Il rito prevede uno sconto di pena di un terzo.

Ieri, dicevamo, la prima udienza di fronte alla giudice monocratica , l’abbreviato è stato rinviato al 9 aprile per la discussione. —

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