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Allarme per le arenarie smantellate a Marina

Francesca Vatteroni

Gli ambientalisti scrivono al sindaco anche per segnalare la situazione dei reperti marmorei abbandonati in cava

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Francesca Vatteroni

CARRARA. Rischiamo di perdere porzioni importanti del nostro patrimonio storico-artistico come le arenarie smantellate per il rifacimento dei marciapiedi di Marina Est “lavorate a mano e posizionate, in alcuni casi, addirittura cento anni fa” e i reperti marmorei di epoca romana “abbandonati alle cave tra detriti e camion e ruspe in azione, marmi che sono la storia antica delle nostre gloriose cave”. A lanciare l’allarme è l’associazione Italia Nostra Apuo-Lunense che, attivissima sul territorio, scrive due lettere: una lettera aperta indirizzata al sindaco Francesco De Pasquale perché faccia sì di non abbandonare in discarica le pietre arenarie divelte dai vecchi marciapiedi di Marina, proponendone invece un eventuale reimpiego in adeguato contesto cittadino e una lettera con destinatario la Soprintendenza perché si faccia carico di favorire la collocazione delle opere marmoree di epoca romana in quello che è considerato dall’associazione il loro giusto habitat: il Museo del Marmo, così come da ordinanza. «Sindaco –scrive la presidente di Italia Nostra Apuo-Lunense Emanuela Biso – in questi mesi l’amministrazione sta provvedendo meritoriamente al rifacimento dei marciapiedi di Marina Est. Nel corso della ristrutturazione sono stati rimossi centinaia di pezzi di arenaria che orlavano i marciapiedi. Considerato il valore non solo economico ma anche storico-artistico di queste pregiate testimonianze del nostro passato, Le chiediamo quale sarà la loro fine. Italia Nostra si augura che non siano già finite o che non finiscano in discarica o, ancora, che non siano acquisite dalle ditte appaltatrici. Riteniamo infatti debbano restare in possesso del Comune per essere proficuamente utilizzate in altri contesti. Le saremmo, quindi, molto grati-conclude nella missiva Italia Nostra- se comunicasse alla nostra associazione e alla cittadinanza quali sono le intenzioni dell’amministrazione comunale in merito a questo pregevole materiale che non deve essere disperso». Una lettera che l’associazione si auspica non rimanga inascoltata come risulterebbe essere stata, per ora, la precedente missiva, sempre rivolta al sindaco e con cui lo pregava di posizionare i reperti marmorei di epoca romana oggi giacenti nelle cave carraresi, all’interno del Museo del Marmo. Il silenzio fatto seguire ha spinto così l’associazione a tornare a rivolgere il suo appello, come già fatto in precedenza, verso la Soprintendenza. «Chiediamo se lasciare reperti marmorei all’interno di cave attive ne garantisce la tutela secondo quanto previsto dalle normative vigenti e se-torna a sollecitare Italia Nostra a seguito della nostra segnalazione, sono stati effettuati degli interventi o sono in progetto dei provvedimenti. Il rinnovo della nostra richiesta è motivato anche dal fatto che, alla data odierna, non ci risulta siano state prese iniziative di tutela da parte del Comune di Carrara relative a questi importanti materiali di pubblica proprietà, abbandonati da anni, con grave pregiudizio per la loro conservazione». —

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