Attenzione
Niente Cassa né contributi l’artigianato soffre di più
Centinaia di dipendenti di piccole ditte aspettano la Cig da ottobre-novembre E c’è chi non può andare in pensione per il ritardo dei versamenti previdenziali
massa. Senza cassa integrazione e pure senza i contributi previdenziali. Quelli che gli avrebbero consentito di arrivare al traguardo della pensione. Non è una bella situazione quella in cui si trova il signor Mario Padula, dipendente di una ditta artigiana del settore marmo. L’effetto pandemia si è fatto sentire pesantemente anche sulla impresa per cui lavora che ha fatto fatto ricorso a ripetuti periodi di cassa integrazione, dall’inizio dell’emergenza, nel marzo scorso, fino a oggi. Il problema è che a un certo punto il sussidio non è più arrivato. O è arrivato a singhiozzo. «Da novembre almeno viviamo in una situazione drammatica: senza lo “stipendio” della cassa integrazione e anche senza il versamento dei contributi necessari per la maturazione della pensione», spiega la signora Claudia Venturini, moglie del lavoratore.
Un problema che non riguarda soltanto questa famiglia massese. Ma decine di migliaia di dipendenti delle piccole aziende artigiane di tutta Italia che si avvalgono del Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato (Fsba), cioè del fondo che gestisce, la previdenza dei lavoratori del settore. Di cui qualche centinaio nella provincia di Massa Carrara. Un piccolo esercito di simil-esodati, insomma.
Un problema diffuso, dice Gianluca Volpi, direttore dell’Ebret l’Ente bilaterale dell’artigianato toscano che ha il compito di autorizzare le pratiche per l’erogazione della cassa integrazione. «Le risorse per la Cig – spiega – ci sono, il ministero del Lavoro le ha già state stanziate. Il problema è che vengono trasferite alle aziende, e quindi ai dipendenti, con grande ritardo. Le tempistiche sono estremamente rallentate anche perché è stato deciso di effettuare un controllo preventivo da parte della Corte dei Conti su queste erogazioni. Un controllo è doveroso, ma che in tempo di Covid si scelga di farlo preventivo e non a posteriori (cioè dopo l’erogazione) ci pare una scelta ben poco coerente. Ricordiamo che ci sono famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese».
Quanto alle ragioni del ritardo nel versamento dei contributi previdenziali – quel ritardo che impedisce al signor Padula di andare in pensione – il direttore di Ebret parla di problema burocratico. «Il Fondo degli artigiani Fsbe paga i contributi all’Inps attraverso un meccanismo chiamato “retribuzione correlata”. Da mesi l’Inps è alle prese con una montagna di questi adempimenti e il meccanismo di versamento dei contributo si è inceppato: non riesce a mettere quei soldi nel “salvadanaio” dei singoli lavoratori per formare la loro pensione.
Tante sono le persone che non si sono viste versare i contributi da mesi, come il caso da voi segnalato». E proprio per sanare la situazione di chi è vicino alla pensione, dice ancora Volpi, Fsba e Inps hanno da poco siglato un accordo per accelerare i versamenti. «Speriamo che già dalla prossima settimana questo canale privilegiato per pagare le contribuzioni ai lavoratori vicini alla pensione», conclude Volpi. Forse può sperare anche la famiglia Padula. –
Claudio Figaia
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