Gioco
Italia Nostra e la “follia” dell’allargamento del porto
L’associazione torna a chiedere lo stop a ogni progetto di espansione dello scalo Emanuela Biso: nuove opere dannose perché aumentano il rischio idraulico
carrara. Ha un senso ampliare il porto di Marina di Carrara? «No, nessuno. È una follia», risponde la sezione apuo-lunense di Italia Nostra guidata da Emanuela Biso, convintissima che l’allargamento sarebbe un gravissimo pericolo non solo per gli effetti sull’erosione ma anche per la sicurezza idraulica. Oltre che un’opera di molto discutibile dal punto di vista dello sviluppo economico del territorio.
«Il porto – inizia l’analisi di Italia Nostra – nell’ ultimo anno, escludendo i traghetti di Grendi, ha movimentato solo 1,5 milioni di tonnellate di merci: è un piccolo porto, che ha vicino gli scali di Livorno e di La Spezia, già collegati molto bene con il nostro comprensorio e da esso già molto utilizzati; un porto che non dispone di spazi retroportuali e, i pochi presenti, ceduti (non si sa a quale prezzo) a Nuovo Pignone. In un territorio piccolo e già complicato, che senso ha fare tutto e il contrario di tutto?»
Si potrebbe far meglio, con minore spesa e minori danni, è la proposta alternativa dell’associazione ambientalista «destinando il molo di Ponente alla nautica da diporto, il molo di Levante al traffico commerciale (finché dura) senza ampliamento, realizzando una grande esplanade (piazza aperta) sul mare in viale da Verrazzano».
Allungare un molo dal piazzale Città di Massa in prossimità della foce del Carrione, come in alcuni progetti, è invece «una follia. Così come lo è stato costruire il piazzale. Non va dimenticato (e i marinelli che hanno subito l’alluvione del 2014 non lo hanno dimenticato di certo) che l'interramento della foce nasce proprio con la realizzazione del piazzale Città di Massa e la rigidità delle sponde».
«Realizzare, poi, addirittura un’isola (come da progetto dello Studio SA+A che già circolava in epoca zubbaniana) davanti alla foce comporterebbe un ulteriore impedimento al deflusso delle acque ed al blocco dell'ingresso giornaliero delle onde di marea e loro successiva fuoriuscita. La dinamica di ingressi e uscite giornaliere produce il naturale dragaggio delle foci non antropizzate e non stabilizzate con moli guardiani. I torrenti, come tutti i corsi d’acqua, sono corpi in continua evoluzione dinamica nello "spazio-tempo": bloccare o contrastare l'evoluzione dinamica degli equilibri ambientali significa predisporre i territori alle calamità (alluvioni, frane, smottamenti, desertificazione, erosione), calamità che non sono mai "naturali", ma sempre "innaturali" perché risultato di una risposta dell'ambiente a un insulto antropico. "A ogni azione corrisponde un reazione uguale e contraria" dice la terza legge della dinamica: chi elabora soluzioni di questo tipo dimostra ignoranza dei principi fondamentali della fisica».
È dunque sulla base di queste considerazioni che Italia Nostra chiede agli amministratori carraresi, «ricordando che il M5s considerano l’ambiente una delle loro 5 stelle qualificanti, di soppesare le nefaste conseguenze del consumo di suolo, i guasti economici provocati dall’uso dissennato del territorio, di fare propria l’esigenza di uno sviluppo locale davvero sostenibile».Prima di procedere a interventi «che potrebbero avere conseguenze irreversibili», dice ancora Emanuela Biso, «è necessaria la consapevolezza della finitezza delle risorse e delle complesse interrelazioni che avvengono sull’interfaccia costiera. Vogliamo concludere con una frase spesso ripetuta dal nostro geologo, Riccardo Caniparoli: “Oggi, purtroppo, con la specializzazione e la settorializzazione del sapere si produce ignoranza perché ogni competenza nella singola specializzazione non ha la visione globale del fenomeno naturale e perciò si progettano mostri”». —
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