Il Tirreno

la commemorazione 

Massa e i mille sfollati nel giorno del Ricordo

Ivan Zambelli
Massa e i mille sfollati nel giorno del Ricordo

In città arrivarono in tantissimi esuli dal confine a est Cordoni (Anpi): «Finiva la guerra e altri italiani soffrivano»

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Ivan Zambelli

massa. «Mentre in Italia la fine del conflitto contro i nazifascisti sanciva il graduale ritorno alla libertà ed alla democrazia, un destino crudele attendeva altri italiani». Si apre così l’intervento di Elena Cordoni, presidente Anpi, durante il consiglio comunale solenne per la Giornata del Ricordo, conclusasi con la deposizione di una corona di fiori al parco del Ricordo, ex Ugo Pisa.

Istituita nel 2004, la commemorazione è dedicata alle popolazioni dalmate, istriane, giuliane che sul finire del conflitto mondiale subirono la furia del dittatore Tito e dei suoi partigiani. Ebbero una sorte orrenda: l’esodo prima in Italia, «dove venivano visti con diffidenza e considerati fascisti», spiega Stefania della Bona di Fivl, e poi oltreoceano, nelle americhe, in Australia. Circa 350 mila sfollati, con un migliaio solo a Massa. Ma se queste cifre sono abbastanza certe, più oscure sono quelle su chi non riuscì ad oltrepassare il confine: parlare della giornata del Ricordo significa parlare di Foibe, quelle grotte verticali dove migliaia di persone vennero gettate a morire, a gruppi, spesso ancora vive, per non sprecare proiettili. Numeri che ancora vengono aggiornati, dato che pure l’anno scorso, come ha ricordato il sindaco Persiani, è stata trovata una foiba con 500 corpi.

Al consiglio ha partecipato Rita Maraschin, che ha raccontato con commozione i drammi della sua famiglia, compresi quelli che hanno deciso di rimanere. Questo è un altro lato della medaglia: le sorti di chi è rimasto, costretto a rinunciare al proprio cognome, cultura, religione, a subire confische e torture. La giornata è stata l’occasione per far conoscere il dialetto istriano, raccontare altre testimonianze e non ultimo, ricordare le inadempienze dello Stato, che per 70 anni non ha riconosciuto questa oscura, ma non troppo sconosciuta, pagina di storia. «Un documento dei servizi segreti del dicembre 1945 indicava dove erano le foibe e cosa stava accadendo; un membro dei servizi nel 1957 accertò 5 foibe, con almeno 4 mila corpi saponificati ciascuna. Le autorità italiane queste cose le sapevano» ha dichiarato lo storico Giuseppe Parlato durante la sua dissertazione. Lo scrittore Marco Vichi ha parlato di un silenzio dovuto «alla ragion di stato», un insabbiamento per motivi di politica internazionale e di blocchi contrapposti. E così, per decenni, questa storia è rimasta relegata alla memoria dei diretti interessati. —

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