Il dolore
Calci, sputi e schiaffi alla nonna di 93 anni
Denunciate la figlia e il nipote che ora hanno il divieto di avvicinarsi a lei. L’anziana adesso è ospite in una struttura
Fivizzano. Sembra quasi incredibile a dirsi, ma gli aguzzini di una donna di 93 anni erano la figlia di 64 e il nipote di 40 anni. Erano loro a trattarla come un peso, un oggetto da maltrattare con calci, sputi, schiaffi e continue violenze psicologiche. Un girone dell’inferno dal quale l’hanno tirata fuori i carabinieri e nata a seguito di un intervento proprio per una lite familiare.
Una storia come tante, segnalate nelle procure d’Italia come codici rossi, ma con un peculiarità «particolarmente toccante», come ha sottolineato il maresciallo maggiore Antonio Panzanelli, comandante della stazione carabinieri di Fivizzano, e che finita con una misura cautelare: divieto di avvicinamento per la figlia e il nipote all’anziana signora.
La pubblico ministero Rossella Soffio, dopo aver esaminato il materiale d’indagine raccolto dai carabinieri fivizzanesi, ha subito richiesto e ottenuto la misura cautelare per porre un freno immediato alle barbarie a cui l’anziana signora era stata sottoposta.
Per tutelare l’identità della vittima non riveleremo l’identità dei protagonisti di questa brutta vicenda.
Le ripetute sofferenze fisiche e psicologiche a cui era stata sottoposta negli anni l’anziana donna, sono state tali da ridurla a vivere in penosissime condizioni, che nascevano da vere e proprie sevizie immotivate da parte dei due discendenti e attuate senza particolari resistenze grazie all’età avanzata della vittima. Un accanimento che pareva non avere fine, ma soprattutto senza evidenti ragioni. Sadico.
Quando alla fine di gennaio la donna è riuscita finalmente a denunciare la situazione, sono venuti fuori innumerevoli casi di abusi denunciati dalla vittima.
La donna è attualmente ospite di una struttura messa a disposizione dai servizi sociali del comune, i quali, contattati immediatamente dai militari lunigianesi, sono riusciti a collocarla subito in un alloggio idoneo alle sue esigenze. Una cautela, anche per porre sì un ulteriore ostacolo alle possibili ritorsioni di quelli che dovrebbero essere i suoi parenti più prossimi e si sono invece rivelati i suoi aguzzini.
Per i carabinieri che hanno indagato, l’aspetto commovente di questa vicenda è affiorato quando, nel corso delle indagini, è emerso come la signora di 93 anni fosse una persona mite, rispettosa, solare e pienamente collaborativa. Gli investigatori si sono presi cura di lei con contatti quotidiani, anche quando era ancora ricoverata all’ospedale di Fivizzano per le lesioni riportate alla caviglia durante il litigio di fine gennaio.
L’animo gentile della 93enne è venuto fuori anche quando la stessa, nel raccontare gli episodi violenti, cercava di giustificare la sua reticenza nel denunciare prima tali fatti affermando che da mamma e da nonna aveva sempre provato a sopportare tutto per il bene della famiglia. E solo quindi attraverso un’attenta ricostruzione degli eventi, basata essenzialmente sull’ascolto delle dichiarazioni di testimoni e conoscenti della vittima, si è potuto ricostruire con esattezza gli episodi di violenza e i maltrattamenti che l’anziana è stata costretta a subire.
Insulti, minacce, ma anche aggressioni fisiche con calci, schiaffi e pugni. In un caso, addirittura, la donna è crollata a terra dopo aver ricevuto uno schiaffo. L’anziana era ormai arrivata al limite della sopportazione e non è più riuscita a nascondere il dolore della sua condizioni e la sua paura. Un malessere profondo. Per fortuna collaborazione celere tra carabinieri, procura e servizi sociali del Comune di Fivizzano ha reso possibile restituire dignità ad una signora che, da troppi anni, aveva perso il sorriso e la voglia stessa di vivere. Per paradossi, risultato ottenuto allontanando da lei chi doveva prenderesene cura e invece non faceva altro che maltrattarla. —
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