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Condannato per lesioni alla moglie, ma torna libero dal carcere
Era finito dentro per avere violato il divieto di avvicinamento dopo averla aggredita. Caduto il reato più grave, i maltrattamenti, è venuta meno la misura cautelare
CARRARA. Dal carcere alla libertà dopo il processo. Una serie di accuse pesanti per un 38enne sono in parte cadute di fronte alla giudice Valentina Prudente. Era stato arrestato nel giugno scorso, dopo aver violato un divieto di avvicinamento nei confronti della moglie, di Carrara. È rimasto in carcere fino a ieri, quando è stato scarcerato. Anche se è stato condannato invece per il reato di lesioni, per averla picchiata causandole delle ferite che furono refertate con sette giorni in pronto soccorso.
Una vittoria, sotto il profilo penale, per il legale dell’uomo, l’avvocato Riccardo Balatri. L’uomo aveva infatti da rispondere di tre diverse imputazioni: minacce di morte, maltrattamenti in famiglia e lesioni. E, alla prova del tribunale, l’unico episodio che ha resistito dopo il dibattimento in aula sono queste ultime.
Per gli altri due invece è stato assolto nel merito: il fatto non sussiste. E dunque è stata disposta la sua scarcerazione con effetto immediato. La misura cautelare che reggeva la misura cautelare, i maltrattamenti, è caduta. Era il reato più grave.
Anche il pubblico ministero, Marco Mansi, in relazione ai maltrattamenti, aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato. Il magistrato il 31 luglio dello scorso anno aveva chiesto per l’uomo il giudizio immediato. I fatti risalgono invece al mese precedente, al 2 giugno.
La donna aveva raccontato un quadro pesantissimo, dove alle violenze fisiche – quelle poi effettivamente provate anche in aula di tribunale – si aggiungevano insulti, sfuriate a casa, minacce alla vita e violente litigate che terminavano con lui che distruggeva gli oggetti che gli capitavano tra le mani in casa.
Tutto questo, stando al racconto della donna, spesso accadeva anche in presenza dei due figli minori: la femmina, di 14 anni e il maschio, più piccolo, di sette anni. La donna aveva raccontato che, anche per le più piccole liti, l’uomo scagliava la sua furia contro di lei, riservandole epiteti irriferibili e minacciandola di morte o di farle del male.
E poi, durante questi attacchi di rabbia violenta, racconta che il marito avrebbe cominciato ad afferrare suppellettili, tirandoli contro i muri o verso altri oggetti, distruggendoli.
Insomma, una situazione piuttosto grave. Ma tutto questo non è stato ritenuto dal tribunale provato a sufficienza.
Rimane invece l’altro capo d’imputazione, riferito invece alle lesioni. E qui, a far fede alle denuncia della donna, c’è anche un referto, un documento del pronto soccorso, dove la donna si era recata visibilmente ferita dopo l’episodio del 2 giugno. In quell’occasione era cominciata una lite tra moglie e marito e il 38enne.
I toni, molto accessi, a un certo punto però erano sfociati in un’aggressione fisica. Ai danni di lei. Dopo averla minacciata di farle del male, l’uomo l’ha aggredita scaraventandola a terra e colpendola più volte con schiaffi e pugni. Per la donna un referto di sette giorni con diverse contusioni alla mano destra e al braccio sinistro.
Da qui, il divieto di avvicinamento, violato il 6 giugno dall’uomo che finì in carcere. Ora ritorna libero, la giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche e, venuta meno l’aggravante, lo ha condannato a sei mesi con pena sospesa. —
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