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la gestione del servizio idrico 

Acqua, comitati contro il lucro «La politica ora deve parlare»

Acqua, comitati contro il lucro «La politica ora deve parlare»

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massa. Per la gestione dell’acqua niente società di diritto privata, a responsabilità limitata o per azioni. In soldoni, per il Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico, non ci deve essere nessuno scopo di lucro nel “dna” della società che si occupa dell’acqua. E criticano anche le ultime affermazioni dell’assessore al Bilancio di Massa, Pierlio Baratta.

«Non ci avevano convinto le proposte fatte una quindicina di giorni fa dall’assessore Baratta, ma non è nemmeno chiaro il punto di vista del sindaco Francesco Persiani, intervistato da Il Tirreno. Non siamo legati a schemi ideologici e abbiamo un solo obiettivo – afferma il Coordinamento dei Comitati – che una gestione del servizio idrico, cioè dell’acqua, un diritto fondamentale, un servizio essenziale per la vita umana, una risorsa da tutelare ed una componente ambientale di grande impatto, rimanga in una logica pubblica, anche per il rispetto della volontà popolare espressa con il referendum del 2011».

E chiedono una gestione diretta. «Perché la gestione del servizio sia realmente pubblica – argomentano – è necessario che gli indirizzi e le strategie di gestione siano una diretta competenza degli enti locali come, del resto, prevede l’ordinamento istituzionale dello Stato, ma anche la normativa specifica di settore come il decreto ambiente del 2006. Nelle società, questo ruolo dei comuni è escluso. Sono le regole del diritto societario che lo impediscono e non esistono organismi strani che consentono un reale controllo del comune sulla gestione del servizio, sono solo finzioni di controllo».

Entrano nel merito della proposta di Baratta. «Propone, in alternativa la società consortile o la cooperativa consortile, ma, escludendo la cooperativa consortile che non esiste, possiamo riconoscere che nella società consortile lo scopo del profitto è sostituito dalla collaborazione tra i soci nello svolgimento delle proprie attività, questo, però, non è sufficiente perché anch’essa è assoggettata a tutte le regole del codice civile che, come detto, impediscono ai Comuni di svolgere il ruolo che a loro compete».

E fanno un appello ai sindaci soci di Gaia, e ai consiglieri, perché «si esprimano pubblicamente dichiarando se vogliono una forma pubblica o privata per la gestione del servizio idrico integrato». —

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