Sicurezza
Il chimico Chiappuella: troppe polveri e l’inquinamento sale
Carrara. «Nelle varie interviste rilasciate alla stampa il nuovo presidente dell’Autorità portuale di sistema del Mar Ligure Orientale, comprendente i porti de La Spezia e di Marina di Carrara, ha confermato più volte la propria vocazione “green”, improntata al massimo rispetto per la tutela dell’ambiente all’interno di entrambi gli scali. Peccato, però, che, ad oggi, nel porto di Carrara continuino ad essere caricati granulati e polveri ultrasottili di marmo, simili al talco e non insacchettati, la cui movimentazione rilascia in atmosfera enormi quantità di polveri». La segnalazione è di Giuseppe Chiappuella, chimico industriale.
Aggiunge inoltre: «Il trasbordo verso le stive dei minerali in questione avviene sul molo di ponente. Le nuvole di polvere vanno ad aggiungersi all’inquinamento provocato dai gas di scarico delle centinaia di camion in transito nell’area portuale, nonché delle navi che, nella fase di stazionamento in porto, per motivi di sicurezza, non spengono mai i motori. Le sostanze, trasportate dagli autocarri, vengono accumulate sulle banchine e, già durante l’operazione di scarico, si formano ampie folate di polvere. In seguito – prosegue nella sua ricostruzione –, utilizzando gru munite di gigantesche benne, il materiale in polvere viene prelevato dai cumuli ammassati sulla banchina ed introdotto nelle stive delle imbarcazioni, causando enormi bombe di polvere, che vengono trasportate dalle brezze marine verso il centro abitato di Marina di Carrara ed anche oltre. Per avere un’idea del disagio dovuto a tale situazione, basta osservare la notevole quantità di polvere che, quotidianamente, si deposita sui terrazzi e le finestre dei palazzi più vicini al porto, come quelli che si trovano in Via Fiorillo. Possibile – si chiede infine – che sia la Capitaneria di Porto che gli enti preposti a tutelare la salute dei cittadini non si siano mai accorti di nulla e non intervengano per porre fine a questo autentico scempio ambientale?», conclude Giuseppe Chiappuella.
R.M.
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