Il Tirreno

La risposta al comitato 

Caprice e Politeama: nessun collegamento fra il tetto e il dissesto

M.B.

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Carrara. Dalla Caprice, rispondono alle accuse del Comitato del Politeama (foto), spiegando che «da nessuna parte (nelle perizie) è riportato quanto affermato», e cioé che i cedimenti sono determinati dalla sopraelevazione.

Spiega la Caprice: «Sapete benissimo, eravate presenti, solo nel 1995 avete fatto cinque esposti, inviati a tutte le autorità, che per il solito tetto, nulla è cambiato: c’è già stato un processo 1990/97 con sequestro, nessuna anomalia è stata riscontrata, le parole peso e collaudo statico mai nominate, lavori di ristrutturazione e soppalchi sono stati fatti dai nuovi proprietari, anno 2007/2008». Aggiungono dalla proprietà: «Riportiamo alcuni passaggi della sentenza del 13 gennaio 97, Giudice Dott. Maurizio Mauceri. 1- Incomprensibile è inoltre la tesi della Pubblica Accusa, secondo cui i prevenuti avrebbero operato in assenza di concessione edilizia (capo di imputazione); 2- Appurato che la concessione edilizia esiste il perito ha precisato che nella stessa erano previsti sei piani abitativi e sei sono stati realizzati; 3- La difformità più evidente consiste in una maggior altezza del colmo del tetto, tale incremento riferito al Politeama costituisce un incremento piuttosto modesto».

Inoltre: «Dalla perizia del Prof. Arch. Giuliano Forno di Genova “I lavori eseguiti sono stati fatti a regola d’arte”».

La proprietà aggiunge: «Da mesi stiamo cercando di avere un incontro con il nostro sindaco, in vostra presenza».

Dalla Caprice comunque si ribadisce «Assoluta fiducia nella giustizia, i giudici sono il pilastro della democrazia, per motivi ben noti, carenza di giudici e personale ultimamente anche causa Covid 19, questo processo va avanti da 13 anni, e sei giudici. Non cerchiamo autoassoluzioni, ma solo verità e una perizia di verifica, dopo tutto quello che è venuto a galla in questi anni, a nostro avviso, solo in questo modo si può velocizzare la sentenza. Stiamo parlando di un fabbricato storico, il più bel palazzo di Carrara, lo dice anche il Pm, Teatro Politeama Giuseppe Verdi, secondo in Toscana dietro il Comunale di Firenze, tra i primi in Italia, inaugurato il 12 novembre 1892, con l’opera Il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Volendo - aggiungono dalla Caprice - ci sono le condizioni per riaprire il cinema e successivamente, con qualche difficoltà superabili (vie di fuga) per ritornare a 900/950 posti, a costo zero per la cittadinanza. Il Palazzo è sano, ha bisogno solo di essere alleggerito del peso superfluo».

Si ricorda che la Nuova Caprice è subentrata nel luglio 2002, ha venduto 2 appartamenti al 3° e 4° piano sopra il Bar Teatro lato Massa. «I lavori di ristrutturazione del 2006/2007/2008 al 4° e 5° piano fatti direttamente dai nuovi proprietari in verticale su colonne sofferenti incluso il massetto radiante, a cui il Comitato fa riferimento sulla stampa “potrebbero essere la causa del dissesto”. Il massetto e il relativo peso, 90 tonnellate su 300 metri quadrati, e il periodo in cui sono stati fatti i lavori 2006/2007/2008 (cedimento 23/06/2008, il peso non dorme per 16 anni) sono stati confermati nelle udienze del 15/04/16 a pag. 49 e del 25/07/18 a pag. 40 dal Consulente del Pm, il tutto rilevato dall’Ing. Baldini con due endoscopie».

Nella lunga nota, si fa riferimento anche alla perizia dell’ingegner Claps: «Sono trascorsi 12 anni dal montaggio dei puntelli, il Palazzo è ancora sotto sequestro e non è in sicurezza, ci sono punti di criticità, come dice il consulente del Pm nel 2016». Si ricorda che in tribunale è stato detto che il sequestro non sarà tolto perché ci sono punti di criticità: «Oggi non sappiamo ancora quali sono. Noi pensiamo di averli individuati, di ciò abbiamo informato verbalmente personaggi politici di questa amministrazione e anche lo studio legale e telefonicamente le segretarie del Sindaco. Siamo a disposizione con dati certi per verificare il tutto. Dopo tutto ciò possiamo dire che non siamo auto assoluzionisti e facciamo fatica a trovare un collegamento tra il tetto e il dissesto».

M.B.

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