Il Tirreno

AMBIENTE 

Caso Ferroleghe, i Comitato chiedono l’accesso al dossier

David Chiappuella

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CARRARA. È stata inoltrata al Comune di Carrara una domanda di accesso agli atti “per capire chi e sulla base di quali criteri abbia potuto concedere i permessi per realizzare una discarica di inerti sopra un’area fortemente inquinata da cromo esavalente”. A presentarla è stato il Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico (Ccadbr), che negli scorsi mesi aveva già provveduto a segnalare, attraverso un esposto alla procura di Massa, la situazione assai critica dell’area Sin ex Ferroleghe (fortemente inquinata da cromo esavalente, uno dei cancerogeni più pericolosi) e come essa fosse stata aggravata dal grande accumulo di materiali inerti sopra due vasche contenenti migliaia di tonnellate di fanghi cromici rimaste nel sito, compiuto, dopo la messa in liquidazione di Ferroleghe Spa, dalla ditta Materie Prime Secondarie (Mps) Srl, a cui, nei primi anni ’90, furono concessi i permessi per il realizzare tale discarica di inerti nell’area ex Ferroleghe, tuttora contaminata. A suggerire al Ccadbr di presentare tale richiesta è stato l’articolo apparso lunedì scorso sul “Tirreno”, nel quale si ricordava che nel decreto regionale n. 9091 del 19 giugno 2020 è scritto chiaramente che, non essendo il Consorzio Investimenti Produttivi (Cip) Srl, attuale proprietario dell'area ex Ferroleghe, soggetto responsabile della contaminazione, «la Regione Toscana non può procedere ad adottare un’ordinanza (…) volta ad imporre al Cip srl di provvedere ad attuare gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale». “Sulla scorta di quanto letto -scrivono i membri del Ccadbr- siamo molto preoccupati, in primo luogo per la salute e per l’ambiente, perché questa grande mole di detriti graverebbe su due vasche sottostanti, contenenti migliaia di tonnellate di fanghi cromici, i quali, spinti da tale peso dentro la falda, contribuiscono ad inquinare ulteriormente le acque sotterranee, sia all’interno dell’area ex Ferroleghe che nell’adiacente abitato del Murlungo, posto a valle di essa. In secondo luogo, – proseguono gli ambientalisti – il nostro motivo di apprensione è relativo al fatto che, in base a quanto si legge nel citato decreto regionale, il procedimento volto ad individuare i responsabili di tale gravissimo inquinamento si sarebbe chiuso in maniera infruttuosa, perché oggi sia Ferroleghe Spa che Mps Srl risultano fallite e non è possibile rivalersi su di esse. È per queste motivazioni – spiegano – che abbiamo inoltrato una domanda di accesso agli atti al Comune di Carrara (Legge 241 del 7.8.1990 e successive modifiche e integrazioni) per sapere chi, ai vari livelli di responsabilità, nei primi anni ’90 concesse alla ditta Mps Srl i permessi per realizzare una discarica di inerti sopra un’area ancora da bonificare”. Stante la difficile situazione, -conclude il Ccadbr- “le operazioni di bonifica sarebbero interamente a carico dei cittadini e non di chi ha inquinato. E ciò è veramente intollerabile”.

David Chiappuella

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