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Videoteatro e corti d’arte: così Mondi Possibili sopravvive alla pandemia

Daniela Marzano
Videoteatro e corti d’arte: così Mondi Possibili sopravvive alla pandemia

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massa. L’associazione culturale di Massa Scholé fa capo al liceo classico Rossi e riunisce tre anime: quella degli “Aexa” presieduta dall’ex dirigente Luigi Bianchi, “Mondi Possibili” del professor Gennaro Di Leo e “Art’è” della professoressa Rosaria Bonotti.

In particolare “Mondi possibili” è diventata ora una compagnia teatrale che riunisce studenti, ex-studenti, docenti e anche detenuti (con progetti particolari). E copme tutto il teatro, subisce tutti i problemi e le limitazioni legate all’emergenza sanitaria. La sua anima è Gennaro Di Leo, massese di adozione, laureato in lettere classiche con indirizzo storico antico, con dottorato in “Storia e Storiografia dell’antichità classica” e un master in “Tecniche per la scrittura di fiction”. La compagnia ha messo in scena l’Antigone alla Cava Lazzareschi e all’anfiteatro di Luni, Le Troiane, Elettra, Lysextrata, Casa di Bambola, La cantatrice calva, L’importanza di chiamarsi Ernesto e tanti altri spettacoli. «Il teatro è un modo per avvicinare gli studenti a queste discipline, a questi testi in modo costruttivo e vivo dimostrando che essi sono tutt’altro che lingue morte. Grazie al teatro i ragazzi si avvicinano alla materia con lo spirito non conoscere i testi, ma imparare a conoscere l’uomo che vi è narrato», dice Di Leo. Quello che caratterizza il gruppo teatrale di Di Leo è il senso di famiglia e di appartenenza che si va a consolidare sin dai primi anni di scuola e una prova ne sono i 17 alunni con cui sono partiti e i 69 elementi che si contano attualmente. Le difficoltà che affronta Mondi Possibili non sono pochi: «Noi siamo fortunati di poter contare su un gruppo di professionisti che si offrono volontariamente e l’amministrazione che almeno ci concede il teatro. I propblema, però è la mancanza di un vero teatro, una questione, peraltro, emersa già nell’era pre-Covid».

Ora, con la pandemia «la difficoltà più grossa è la mancanza di un pubblico e l’impossibilità di mettere in scena le opere, ma comunque non ci siamo arresi. Abbiamo continuato a lavorare e fare prove a distanza e fatto parte della rassegna comunale curata dall’assessora Nadia Marnica in collaborazione con la Fondazione Toscana Spettacolo, un esperimento di “videoteatro” senza pubblico, in piena sicurezza anche perché sul palco dello spettacolo (“Partita alla Frontiera”) per copione gli attori erano separati da un filo spinato. È stato, oltre ad un bell’esperimento (800 visualizzazioni in 48 ore sul sito Youtube del Comune), una grande soddisfazione perché l’opera è stata la conclusione di un percorso, iniziato con la scrittura di un libro firmato a quattro mani con Gualtiero Santi».

In attesa della agognata ripartenza, in cantiere ci sono altri spettacoli indoor e un esperimento di 15 corti legati a famose opere d’arte di cui è stato realizzato in estate il primo (Il bacio di Klimt) che valorizzano molte location del territorio. «Mi piacerebbe riproporre anche nostri spettacoli che in questi 10 anni di attività hanno avuto poche repliche», conclude Di Leo. —

Daniela Marzano

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