Attenzione
L’ipotesi di falso e il nodo dei verbali e dei geolocalizzatori
Venerdì, nell’ambito del processo sulle presunte violenze nelle caserme, è stato ascoltato uno dei marescialli che ha condotto le indagini, in particolare in merito alle contestazioni di falso mosse dall’accusa ad alcuni dei carabinieri coinvolti nell’ inchiesta. Secondo la Procura infatti, con tanto di verbali, i militari avrebbero sostenuto di trovarsi in luoghi diversi da quelli in cui erano realmente, avrebbero documentato, quindi, servizi non fatti. E l’accusa – a confermare l’ipotesi di reato di falso – chiama le intercettazioni (nelle auto c’erano le microspie) e le geolocalizzazioni per dimostrare dove fossero realmente i militari e cosa stessero facendo. È evidenziando “criticità” in quel sistema di geolocalizzazione o nella identificazione dei verbali e dei loro autori da parte degli inquirenti che le difese tentando quindi di smontare l’ipotesi di falso.
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