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Regolamento dei negozi: dubbi degli esercenti e no dei Democratici

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massa. Non piace alle opposizioni, e neanche a molti negozianti, il nuovo Regolamento per la valorizzazione luoghi del commercio del centro storico approvato dalla maggioranza di centrodestra. Il gruppo consigliare del Pd aveva chiesto al presidente della commissione Attività Produttive una lettura attenta e un confronto aperto, in commissione, con tutte le categorie del commercio compreso il Cccn. «Avevamo anche chiesto – dice Gabriele Carioli, capogruppo dei Dem, di sospendere e ritardare l’entrata in vigore di tale regolamento perché i tempi previsti, 24 mesi, erano troppo brevi data la persistente condizione di pandemia. Avevamo suggerito, poi, di mettere a disposizione di tutti i commercianti, dalla montagna al mare, un contributo a fondo perduto per far fronte alle spese di affitto o delle utenze, in modo di limitare il rischio chiusura. Tutte le opposizioni avevano chiesto, inoltre, se fosse possibile richiedere il contributo per possibili miglioramenti della informatizzazione e digitalizzazione delle attività commerciali, particolarmente necessari nella fase attuale. A tutte queste sollecitazioni, l’amministrazione e la maggioranza hanno opposto un secco rifiuto, rimandando la ricerca di altre soluzioni ad un futuro indefinito».

Inoltre, sostiene Carioli, «sia il presidente della commissione sia l’assessore Paolo Balloni hanno sostenuto di aver parlato con le categorie e il Ccn; pertanto sarebbe stato “inutile” far perdere tempo all’amministrazione e alla commissione. Che dire, dunque? Noi l’avevamo detto e, molto probabilmente, con meno frenesia e più ascolto forse si potevano evitare le tante riserve emerse nel mondo del commercio nei confronti del Piano del commercio, di cui sicuramente pochi potranno beneficiare. Il Regolamento è necessario, ma doveva essere fatto decisamente meglio, utilizzando i fondi disponibili a bilancio, attraverso un bando, come contributo per il pagamento di affitti o utenze ai commercianti più in difficoltà che con la pandemia rischiano la chiusura, aggravando la già precaria situazione dell’economia cittadina». —

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