Il Tirreno

il futuro dello scalo 

Ma nel Recovery non si parla di ampliamento del porto

Claudio Figaia
Ma nel Recovery non si parla di ampliamento del porto

Nel documento Next Generation si prevedono solo interventi per l’accessibilità Un Piano regolatore vecchio di 40 anni e la bocciatura del maxi allargamento

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massa carrara. Ci sono due righe dedicate al porto di Marina di Carrara nel “Next Generation Italia”, (ossia il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, ossia il Recovery Plan), il documento che illustra come verranno impiegati i 209 miliardi di euro in arrivo dall’Ue. Due righe all’interno del capitoletto dedicato al piano integrato dei porti in cui si legge: “Accessibilità marittima: Porti di Vado Ligure, Civitavecchia,Taranto, Marina di Carrara, Napoli. Poco sotto, al paragrafo successivo: “Aumento capacità portuale: Porti di Ravenna, Cagliari, La Spezia, Napoli, Trapani e Venezia”. Cosa significa? Significa che il Next Generation prevede finanziamenti per migliorare l’accessibilità al porto, ossia per le opere di interfaccia porto-città (Waterfront) o di dragaggio dei fondali. Mentre per la Spezia si pensa a interventi diretti ad ampliare lo scalo o comunque ad aumentarne i traffici. Per dirla in altre parole: i soldi per l’allargamento del porto di Marina di Carrara non ci sono. Cosa che può contribuire a tranquillizzare il largo fronte di opinione pubblica e politica che teme un più o meno futuribile ampliamento dello scalo marinello verso sud. Con conseguente aumento dell’erosione costiera sul litorale di Marina di Massa e fin giù in Versilia.

Il fatto che l’ampliamento non sia nel Recovery Plan, tuttavia, non è garanzia che l’ampliamento sia definitivamente cancellato dall’orizzonte della costa apuana. L’idea rimane. Riportata, ad esempio, negli accordi firmati dai sindaci di Carrara e Massa (oltre che Provincia, Regione, ministero) nel 2009 . Un protocollo, ha ricordato l’allora sindaco di Massa Roberto Pucci in indiretta risposta all’attuale primo cittadino Francesco Persiani, in cui già si prevedeva (all’articolo 9) che “una parte delle risorse derivate dalla gestione del porto venissero utilizzate per il mantenimento del riequilibrio del litorale apuano”, cioè quello che chiede Persiani. In questo documento c’è però anche un ampliamento del porto. Con un pennello-scogliera per consentire l’utilizzo del piazzale Città di Massa come banchina protetta dal mare aperto. Una previsione di portata ben più limitata rispetto all’ormai lontano progetto del nuovo Piano regolatore portuale del 2000 in cui si parlava tra l’altro dell’inglobamento della foce del Carrione all’interno del porto e di un maxi porto turistico esteso fin oltre il Lavello. Quel Piano venne bocciato dalla Regione e di fatto cancellato. E il Piano portuale in vigore è rimasto quello vecchio, datato 1981 (compie 40 anni). Più di recente, lo scorso anno, è stato però approvato, dopo un percorso durato 18 mesi, il Documento di pianificazione strategica di sistema del Mar Ligure Orientale che coinvolge i porti della Spezia e Marina di Carrara, in pratica il Prg sovra-ordinato dei due scali. Che per diventare operativo ha bisogno del nuovo Piano regolatore del porto di Marina.

Molto, in fatto di erosione dipenderà da come e quando verrà varato questo Piano. —

Claudio Figaia

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