Il dolore
La diocesi ha riconosciuto il prezzo pagato da Santucci
Il vicario Benedetti: non è stato intransigente, e in tanti ne hanno approfittato L’omelia del vescovo: cambio la mia vita, spero in meglio. Non voglio fare bilanci
Tiziana Gori
massa-carrara. È proprio monsignor Giovanni Santucci a dare un senso diverso alla sua ultima messa nella diocesi apuana. Ha spezzato il rituale lento, volutamente celebrativo nei suoi confronti con un’omelia breve, ma non per questo poco efficace. Anzi. Gli sono bastati cinque minuti per far capire cosa provava e per ringraziare. Per aprire al nuovo e tenersi stretto quanto di buono c’è stato nel vecchio. Un accenno al prezzo da lui pagato lo ha fatto, più tardi, il vicario, don Cesare Benedetti. Lui sì, manifestamente commosso.
Giovanni Santucci ha celebrato ieri pomeriggio ad Avenza, nella chiesa di Maria Ss Mediatrice, alla Covetta, la sua ultima messa da presule. Lo aspetta uno dei monasteri benedettini di Subiaco, dove ha dichiarato di volersi ritirare in preghiera. Settantuno anni, quasi undici da vescovo di Massa-Carrara e Pontremoli, aveva fatto richiesta alcuni mesi fa a Papa Francesco di essere dispensato dal proseguire nel ruolo assegnatogli. Richiesta accolta da Bergoglio, che ha nominato come amministratore apostolico monsignor Gianni Ambrosio, vescovo emerito di Piacenza-Bobbio. Ad Ambrosio il compito di traghettare la diocesi apuana verso il nuovo vescovo, e di ricomporne le fratture interne dopo lo scandalo don Euro, nel quale lo stesso Santucci è rimasto coinvolto. Senza però finire a processo.
Alla Covetta le panche erano occupate per meno della metà dello spazio disponibile, a causa delle disposizioni anti Covid, ma sono stati comunque tanti i fedeli venuti a salutare il vescovo. Con loro una parte dei sindaci (De Pasquale, Folloni, Giannetti, Baracchini, Pinelli, Ballerini), insieme a rappresentanti delle forze dell’ordine e alla vice prefetta Sabatina Antonelli, a delegati dei Cavalieri di Malta e del Santo Sepolcro, della chiesa ortodossa, e ai volontari delle associazioni. Renato Bruschi ha diretto il coro della cattedrale di Massa, che ha accompagnato la messa con canti in latino. Presenti alla celebrazione tre vescovi apuani: l’emerito Eugenio Binini, che di Santucci è stato predecessore, Alberto Silvani (vescovo di Volterra) e Guglielmo Borghetti (vescovo di Savona).
«È una celebrazione particolare per me - ha esordito Santucci - ma di cui sono grato. È un momento difficile, pesante. Ho pensato molto in questi giorni che non era mia intenzione qui, davanti a voi, fare un bilancio. Vi ringrazio per le testimonianze d’affetto che mi sono giunte, vorrei che questo fosse l’inizio di un cammino nuovo. Cambio la mia vita, spero in meglio. M’ispiro al profeta Ezechiele (la prima lettura: “Io stesso cercherò le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dov’erano disperse”, ndr). Sono grato ai fedeli. Non saranno i chilometri a separarci. Affetto e gratitudine ci faranno sentire vicini».
Al termine della messa i sindaci hanno regalato a Santucci un’icona di Madonna con bambino consegnata dalla sindaca di Filattiera Annalisa Folloni (che al momento dello comunione era stato oggetto di una battuta scherzosa da parte del vescovo perché da lui conosciuta come donna “agguerrita”). I sacerdoti hanno invece donato, dalle mani del primo sacerdote ordinato da Santucci, un calice in marmo: «Così quando berrai da esso ti farai i muscoli e ti ricorderai di noi».
«La notizia delle sue dimissioni - ha esordito don Benedetti rivolgendosi a Santucci - ci ha trovati impreparati». Sorpresa, rammarico, ammirazione, gratitudine gli stati d’animo provati: «Sorpresa perché conoscendo la sua tempra non avevamo capito delle sue condizioni di salute. Che era provato fisicamente e moralmente. Rammarico perché undici anni di episcopato fraterno e paterno non sono facili da dimenticare. Ammirazione perché ha capito che era giusto lasciare spazio a energie nuove. Anche la scelta del monastero ci lascia ammirati. E se fosse questa - ha auspicato il vicario - la fase più bella e feconda della sua vita sacerdotale? Glielo auguriamo. Molte sono le cose realizzate dal vescovo Santucci in questi anni. Mi preme dire che l’intransigenza non è mai stato il suo carisma e tutti ne abbiamo beneficiato. Forse anche approfittato. Anche per questo vogliamo ringraziarlo, sapendo quanto ne ha pagato e sta pagando il prezzo. La ringraziamo per aver fatto della sua vita un dono a noi e alla Chiesa, per aver amato condividendo gioie, attese, preoccupazioni, dolori». —
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