Il Tirreno

il dramma in famiglia 

Abusò della figlia: arrestato Dovrà scontare sette anni

L.R.D.

Era stato allontanato di casa quando la moglie scoprì che cosa aveva fatto Prima condanna nel 2019, ma l’uomo era rimasto libero aspettando la definitiva

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carrara. Arrestato mercoledì sera dagli agenti della polizia di stato un cittadino romeno di 50 anni condannato per i reati di maltrattamento e di violenza commessi nel 2018 in famiglia. La vittima era la figlia, allora dodicenne, che dovette subire a lungo gli abusi del padre, che sfruttava i momenti di assenza della madre per

All’epoca le indagini furono svolte dagli investigatori del commissariato di Carrara, coordinati dalla procura di Massa e dalla sostituto procuratrice Alessandra Conforti. Il processo che seguì alle indagini si concluse con la condanna dell’imputato alla pena di sette anni di reclusione.

L’uomo è stato rintracciato dai poliziotti in Lunigiana e portato nel carcere di Massa.

Quello che ha fatto alla figlia, le prove emerse a suo carico, in particolare durante l’incidente probatorio protetto durante il quale fu sentita la bambina, avevano convinto il giudice Augusto Lama della colpevolezza dell’uomo. Eppure il padre era riuscito per tanto tempo a celare tutto. Abusi terribili, in una casa dove il silenzio della figlia, le tremende ferite psicologiche, nascondevano un segreto indicibile.

Abusava della figlia, si parla purtroppo di rapporti completi, sfruttando i momenti di assenza della madre. La figlia però all’epoca non parla, anche se in lei qualcosa si frantuma. La gioia di vivere, la sua naturale allegria e propensione alla socievolezza, si eclissano in un silenzio cupo. Ostinato. Anche a scuola parla meno, ma non sa ancora dare forma e parole all’incubo che sta vivendo.

I giorni passano così, intorno a lei qualcuno si accorge che qualcosa è cambiato. Il silenzio, la cupezza si sono fatti strada in lei. La bambina non ha più voglia di stare con gli altri, non si apre, evita i confronti.

È turbata, facile al pianto, appare alienata. Il suo carattere ha un cambiamento così repentino e netto che è impossibile non accorgersene. Addosso si porta il fardello di una vergogna che non ha un nome, ma che la fa sentire a disagio. E per rompere questo muro si affida a un’amichetta, una compagna di scuola e di giochi di cui si fida.

Sarebbero confidenze tra bambine, ma l’argomento è di quelli che l’infanzia non dovrebbe conoscere. Quello che racconta alla sua piccola amica è terribile, un’ombra senza nome. E ovviamente anche l’altra ragazzina rimane turbata. E, per fortuna, ne parla con i suoi genitori.

Quando quell’ombra arriva all’attenzione di un adulto, le ombre prendono forma. Le parole ci sono: è un padre che stupra la figlia. Terribile nella sua semplice mostruosità.

Sarà il vice preside della scuola, raccolti tutti gli elementi, a presentare denuncia alla procura. Del caso si occupa la sostituto procuratore Alessandra Conforti, che guida il pool della procura a tutela dei soggetti deboli. Al padre viene immediatamente comminata una misura restrittiva: non potrà avvicinarsi alla figlia. Lui la rispetta, di colpo svanisce dalla vita della famiglia. La compagna, saputo delle violenze, lo aveva subito cacciato fuori di casa.

Dopo la prima condanna l’uomo non andò in prigione, in attesa della condanna definitiva. Che ora è arrivata. In carcere peraltro c’era già stato per reati contro il patrimonio e per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. —

L.R.D.

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