Il Tirreno

Unanimità per il parco a Settimia Spizzichino «Monito per il futuro»

Luca Barbieri
Unanimità per il parco a Settimia Spizzichino «Monito per il futuro»

Il sindaco De Pasquale parla di «messaggio di solidarietà da lanciare» Carla Di Veroli, nipote della deportata, ringrazia l’iniziativa carrarese 

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Luca Barbieri

carrara. «L'importante è riconoscere le responsabilità: per chiedere scusa, ma anche per guardare avanti per evitare possa riaccadere, per far rimanere viva la memoria». Lo ripete il presidente del consiglio comunale Michele Palma nella prima celebrazione del “Giorno della Memoria” senza alunni, quelle future generazioni destinatarie principali di certi messaggi, concetti. L'emergenza sanitaria obbliga infatti il consiglio solenne di ieri alla forma telematica. Una cerimonia che termina con la promessa di una celebrazione futura, quando sarà concesso, in presenza, ma soprattutto con la mozione per intitolare a Settimia Spizzichino il Parco della Memoria a Campocecina che incassa l'approvazione all'unanimità dell'intero consiglio.

Nel 2001 a Carrara fu organizzato infatti il Simposio Internazionale di scultura denominato “La memoria presente: dalla Shoah alla cultura di pace”: 19 giovani artisti provenienti da tutto il mondo e opere poi conservate nel Parco appunto; 7 anni più tardi il Comune dedicò a Settimia Spizzichino un cippo di marmo, posto all’ingresso del parco, perché non erano ancora passati i 10 anni dalla sua morte, come da legge per l’intitolazione di luoghi pubblici (è scomparsa nel 2000). Questa la chiosa di una seduta (e dell'iter) che si apre con il presidente Palma – alla presenza della Vicaria del Prefetto di Massa Carrara Antonella Sabatini – e con le parole del sindaco Francesco De Pasquale, fresco di ritorno dalla conferenza aziendale dell'Asl, con al centro la campagna delle vaccinazioni anti-Covid. «La memoria va tenuta viva – sottolinea dallo schermo –: i segnali che arrivano sono preoccupanti, dobbiamo tramandare alle nuove generazioni cosa significa saper convivere. Abbiamo la possibilità e il dovere di ribadire ancora che l'obiettivo è quello della catena umana che ci unisce, quella della solidarietà». Nel mezzo il ricordo di Settimia Spizzichino – unica donna a essere sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma – affidato a Maria Mattei; non c'è, per motivi personali, la nipote, Carla Di Veroli che però condensa il suo intervento in una lettera: «Desidero ringraziare il Comune di Carrara, il vostro impegno è prezioso per combattere i negazionismi e i revisionismi», scrive la nipote.

Poi la storia, scandita dalla docente Mattei. «Settimia Spizzichino è stata una deportata italiana, reduce della Shoah, e unica donna sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma. È stata una tra le preminenti testimoni dell'Olocausto degli ebrei: fu l'unica a tornare in Italia. A queste compagne di prigionia ha dedicato il suo libro di memorie “Gli anni rubati”», si ripercorre. Una storia che passa dalla deportazione a 22 anni, da Roma a Auschwitz-Birkenau: dal duro lavoro al campo centrale di Auschwitz come cavia umana per esperimenti sul tifo e sulla scabbia fino alla “marcia della morte”, per arrivare al campo di concentramento di Bergen Belsen; si nascose in un mucchio di cadaveri quando un soldato di guardia incominciò a sparare sui prigionieri: la liberazione avvenne il 15 aprile 1945, aveva 24 anni. «Tra il 1943 e il 1945 sono stati uccisi 8,8 mila ebrei che vivevano in Italia; il censimento del 1938 contava 47 mila ebrei italiani: 6,7 mila sono stati deportati su 7,5 mila arrestati e in Italia ne tornarono poco più di 800: è importante – chiosa la docente e protagonista dell'iter per l'intitolazione – oggi più che mai sollevare il velo delle responsabilità che l'Italia ha avuto».

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