Sicurezza
Muore a 44 anni, vittima di una malattia degenerativa
Il calvario di una cameriera, alla quale il male è stato diagnosticato oltre 15 anni fa: la madre ringrazia il Centro di assistenza Aias
CARRARA. Dopo un calvario di oltre quindici anni, è deceduta a 44 anni appena compiuti Cinzia Giuseppina Mauceri. Aveva 44 anni. Era afflitta da una malattia degenerativa, che è comparsa quando aveva sui 26-27 anni e che alla fine l’ha portata alla morte, nonostante lei in tutto questo tempo abbia affrontato le sofferenze e i problemi sempre con il sorriso e con uno straordinario coraggio, assistita dall’amore dei familiari.
I funerali si terranno questa mattina alle 10 nella chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia a Marina, dopo di chè le esequie si terranno al cimitero di Turigliano. Al suo fianco, in tutto questo tempo, il marito Davide ma anche la madre Francesca; il papà è già morto. Cinzia lascia anche una sorella, Elisabetta.
Il nome della malattia è lungo e impressionante: paraparesi spastica vermiana complessia con atassia, e per Cinzia è stata un’excalation di problemi, uno pià complicato dell’altro. Con il marito Davide, finché ha potuto, ha abitato a Torino, dove ha svolto vari lavori: cameriera in ristoranti, assistenza ad anziani, sempre apprezzata per il carattere aperto e solare. Nel 2010, la coppia si è trasferita a Carrara per poter stare vicino alla madre di lei e poter avere un sostegno e un appoggio nell’assistenza quotidiana, soprattutto da quando era rimasta in carrozzina. Anche con qualche difficoltà relativa all’alloggio, il loro caso era stato al centro di una querelle con i servizi sociali, ma alla fine la soluzione è stata trovata, Cinzia e il marito erano nel nuovo complesso delle case Erp di Caina. Sembrava ultimamnete che potesse stare meglio, in particolare dopo un periodo di fisioterapia specialistica al Maugeri di Pavia, e invece tutto è precipitato. «Al Noa non c’era posto in terapia intensiva, l’hanno portata a Pontremoli, io l’ho saputo tardi, poi di nuovo al Noa, e ora al Don Gnocchi... Povera piccola...», racconta la madre Francesca.
«Sapevamo che l’esito purtroppo sarebbe stato questo, ma non ci aspettavamo così presto. Troppe complicazioni. Vorrei tanto ringraziare il Centro di assistenza e riabilitazione Aias, e promuoverò una raccolta di fondi proprio per questo Centro che merita un riconoscimento per il grande lavoro che svolge».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
