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erosione 

Pucci su porto e ripascimenti: l'accordo già c'è

Chiara Sillicani
Pucci  su porto e ripascimenti: l'accordo già c'è

Secondo l’ex sindaco quella del 2009 è la traccia da seguire evitando i contrasti. E sullo scalo: è un punto fermo, indispensabile per l’economia di tutto il territorio  

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I contenuti di quella delibera sono superati, ma lo schema – Roberto Pucci ne è certo – è invece replicabile. Una delibera datata 30 dicembre 2009, approvata in contemporanea dai consigli comunali di Massa e Carrara. Tecnicamente un “Protocollo d’intesa per il piano regolatore del porto di Marina e per il porto turistico di Carrara e Massa”, atto con cui si dava il via libera all’ampliamento del porto e alla nascita del porticciolo turistico. L’articolo 9 di quel protocollo parlava chiaro: prevedeva – per citarlo alla lettera – che “una parte delle risorse derivate dalla gestione del porto venissero utilizzate per il mantenimento del riequilibrio del litorale apuano dal confine con la provincia della Spezia fino al confine con la provincia di Lucca”.

Il protocollo non si è tradotto in atti perché quel progetto di ampliamento e porticciolo, per svariati motivi, inclusi quelli ambientali, non è stato realizzato. Ma secondo Roberto Pucci, tre volte sindaco di Massa, anche negli anni dei primi lavori antierosione, il protocollo rimane lo schema cui attenersi. Valorizzazione del porto – per tradurre – e investimenti sul litorale.

Roberto Pucci scende in campo, sul tema erosione, perché ci tiene a ricordare che la sua amministrazione l’impegno ce l’ha messo: «Il progetto che porta la firma dei professori Pranzini e Aminti è stato finanziato per due miliardi delle vecchie lire dalla mia amministrazione con i fondi previsti dalla legge 181 del 1989 sul rilancio delle aree industriali. Finanziato da noi, ma realizzato da professori terzi con la supervisione regionale proprio perché non risultasse uno studio di parte». Il progetto prevedeva sia la creazione di pennelli soffolti, sotto la superficie dell’acqua, sia il deposito di materiale al largo perché il mare lo “setacciasse”, quindi riconsegnasse alla spiaggia. Ma quel progetto, mal declinato, si è tradotto nei fallimentari geotubi.

Lo studio e il protocollo tra i due comuni secondo Pucci rimangono però il faro in tema di erosione perché – e questa è la sua premessa – il porto non può certo essere messo in dubbio: «Non possiamo escludere che anche il porto, e sottolinea anche, abbia contribuito all’ erosione, come lo ha fatto l’innalzamento delle acque e come hanno fatto i disastri lungo il corso del fiume. I fattori sono molteplici. Certo è che il porto è per l’intero territorio un dato acquisito, una infrastruttura fondamentale per l’economia. Non solo quella di Carrara. Dà risposte importanti alla nautica, ma anche alla grande impresa sul territorio. Pensiamo alla Baker &Hughes. Piuttosto il porto merita un potenziamento, pensiamo al fatto che manchi un travel lift». Potenziamento del porto per l’intera economia apuana, secondo Pucci, e – nel rispetto delle previsioni già contenute nella delibera del 2009 – interventi a difesa del litorale: «Per conformazione il porto tende ad insabbiare, lo scalo ha bisogno di un grande canale di ingresso profondo 11 metri. Si è concordato che questa attività debba essere realizzata in modo da produrre il doppio beneficio, sia per il porto sia per i ripascimenti. Le quantità calcolate con lo studio esistente prevedono almeno un apporto di sabbia intorno a 20mila metri cubi annui». —

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