Il Tirreno

Dopo l’assoluzione dell’avvocato Manfredi 

«Guerrini attendibile» Il procuratore generale presenta appello

M.B.

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Massa. La Procura generale presso la Corte d’Appello di Genova ha presentato appello contro la sentenza di primo grado che ha mandato assolto l’avvocato Silvio Manfredi. Il processo era nato sulla base delle denunce di Ivo Guerrini (foto) e della moglie Donella Madrigali, contro l’avvocato Silvio Manfredi, che fu il legale della coppia nei procedimenti successivi alla tragica morte del loro unico figlio; successivamente, una serie di azioni (precetti in particolare) relative ai pagamenti dell’attività professionale svolta nei confronti di Guerrini e della moglie, avevano fatto scattare una denuncia per presunta estorsione. In tribunale a Massa in primo grado quindi, l’avvocato Silvio Manfredi, imputato di estorsione sempre sulla base delle denunce di Guerrini, è stato assolto “perché il fatto non sussiste”, sulla base dell’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale. Nelle motivazioni di quell’assoluzione, si afferma che “emergono dubbi che impongono la decisione di assolvere l’imputato perché il fatto non sussiste, sebbene con la formula dubitativa”.

E ora, ecco che la Procura generale fa appello, e chiede che la vicenda sia affrontata anche in secondo grado.

Nell’atto d’appello il procuratore generale dottor Roberto Aniello spiega i motivi della sua decisione, in particolare avanza critiche alle valutazioni “in fatto compiute dal giudice di primo grado con particolare riferimento all’attendibilità della persona offesa” . E, aggiunge, sempre il giudice di primo grado (il tribunale di Massa, ndr) ha ritenuto Guerrini inattendibile per una serie di ragioni “che sono state specificatamente indicate, ma che non risultano condivisibili”. Punto per punto, a detta del procuratore generale sono da rivalutare la vicenda della monetizzazione di un assegno presso un agenzia di viaggi “per poi consegnare denaro a Manfredi”; altra vicenda da rivalutare, la consegna a Manfredi di 12mila euro in contanti. In sostanza, quelle che in primo grado sono stati considerati elementi di una inattendibilità di Guerrini, a detta del Procuratore generale possono invece essere letti come conferma delle dichiarazioni dello stesso. E così via, anche per un colloquio del 17 aprile del 2012, registrato da Guerrini, tanto da far dire al procuratore generale che in merito all’attendibilità di Guerrini, “non solo non sono emerse effettive smentite alle sue dichiarazioni, ma che anzi in diversi casi le sue affermazioni hanno trovato riscontro negli accertamenti bancari eseguiti dalla Polizia Tributaria, sicché il giudizio finale non può che essere positivo”.

In definitiva, secondo il procuratore ci sono tutti gli elementi per sostenere l’accusa di estorsione nei confronti dell’avvocato Silvio Manfredi.

E conclude la richiesta di disporre la rinnovazione istruttoria, risentendo lo stesso Guerrini, facendo nuovi accertamenti da parte della polizia tributaria, e acquisendo la sentenza della Corte d’Appello sezione civile, di cui il Tirreno ha già parlato, e che ha rivisitato la controversia tra Guerrini e Manfredi in gran parte in favore del primo; quella sentenza d’appello civile è di oltre trenta pagine e i giudici genovesi ripercorrono l’iter complesso di pagamenti, assegni, decreti ingiuntivi che negli anni hanno contraddistinto il burrascoso rapporto tra i Guerrini e l’avvocato Manfredi, iter alla base anche del capitolo penale della controversia.

Insomma, la parola passa alla Corte d’Appello, dove l’avvocato Silvio Manfredi comunque si presenta con un’assoluzione in primo grado.

M.B.

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