Il dolore
La pandemia occasione per ridurre le classi pollaio
La manifestazione degli insegnanti davanti alla sede del provveditorato Cristina Pighini: il prossimo anno scolastico vengano aggiunte nuove sezioni
Camilla Di Maria
massa. No alle classi pollaio: è l’appello che arriva dal Coordinamento Scuola di Massa-Carrara che nella giornata di ieri, insieme a personale della scuola, genitori e forze organizzate, ha deciso di organizzare un incontro davanti all’Ufficio scolastico provinciale, con l’obiettivo di difendere e sostenere la scuola pubblica.
Cristina Ronchieri, del Coordinamento Scuola di Massa-Carrara ha dichiarato: «Con oggi chiudono le iscrizioni per l’anno scolastico 2021/2022 e poi uscirà la circolare per la formazione delle classi; siccome non hanno stanziato, né in Finanziaria né nel Recovery Plan, soldi per l’ampliamento degli organici, è chiaro che anche il prossimo anno ci ritroveremo con classi sovraffollate, il tutto con una pandemia in corso».
Cristina Ronchieri continua spiegando– «Torniamo a chiedere che siano abbassati i coefficienti per costruire le classi, un punto di Pil per la scuola pubblica, l’assunzione dei docenti precari e personale Ata, edifici nuovi, aule più grandi e sicure, dispositivi di sicurezza e forniture di mascherine ffp2 e tracciamenti rapidi all’interno delle scuole».
Anche gli insegnati presenti hanno espresso la loro posizione e tutti sono concordi nell’avere a disposizione più aule in cui poter dividere gli alunni in modo corretto sia per una questione di sicurezza, ma anche per una questione prettamente didattica.
In particolare, Cristina Pighini, insegnante di scuola superiore secondaria ha dichiarato: «Questa manifestazione che si svolge in molte città d’Italia fa riferimento soprattutto al fatto che le scuole, in questo momento, hanno messo in risalto alcune problematiche già esistenti da molto tempo. È come se questa pandemia avesse scoperto un problema già presente, che è stato sempre camuffato. Chiediamo che per il prossimo anno vengano aggiunte nuove sezioni per diminuire il numero di alunni per classe portando un vantaggio dal punto di vista della sicurezza e della salute, per questo periodo, ma lo sarà anche a lungo termine».
Anche Paola Bruschi, insegnante dell’Alberghiero di Massa, ha dichiarato: «La didattica a distanza è difficoltosa per tutti, ma soprattutto per chi ha fragilità: non solo dal punto di vista della didattica, ma anche dal punto di vista sociale. Tutto ciò è dettato da una situazione emergenziale, ma i tempi e i mezzi per poter sistemare e farci rientrare in sicurezza ci sono stati ma non sono stati sfruttati bene».
Infine, Lorenzo Manfredi professore di Economia e Diritto del Liceo Pascoli, suggerisce: «In questo momento prendere provvedimenti sul numero degli alunni per classe ridurrebbe il rischio di contagio ma aiuterebbe anche a superare l’annoso problema della precarietà scolastica».
Tra i precari hanno preso parola: Giovanna Bartoli, precaria da 13 anni con abilitazione e referente del gruppo precari del coordinamento di Massa, e Anna Armaroli, insegnante di sostegno alle superiori, che ha spiegato: «Questa generazione si sta perdendo la parte sociale della vita. A prescindere dal Covid, si devono avere le classi meno popolate per una questione di legge. I ragazzi in questa situazione si stanno impigrendo e stanno perdendo la motivazione; soprattutto i ragazzi con fragilità hanno bisogno, ora più che mai, di un aiuto concreto. In questa situazione, dunque, il precariato andrebbe stabilizzato per un discorso di continuità».
Didattica a distanza, precariato, classi troppo affollate tutti problemi che non riguardano solo la scuola, ma anche i genitori. Maria Elena Galardi, mamma di uno studente in prima presso il Liceo Marconi a Carrara ha spiegato: «La didattica a distanza è assolutamente deleteria: i ragazzi non seguono le lezioni, si suggeriscono durante le verifiche scritte, e perdono dal punto di vista didattico ma anche dal punto di vista sociale e relazionale nel rapporto con i professori e i compagni. Già sono ragazzi isolati a causa della pandemia e questa situazione che, si protrae da marzo, sta diventando preoccupante». —
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