Mozione di sfiducia a Stefano Benedetti Opposizioni unite contro il presidente
«Viola le norme, insulta, è di parte: è inadatto a quel ruolo» Decisivo il voto di Roberta Dei, a febbraio la discussione
Manuela D'Angelo
MASSA. Mozione di sfiducia per il presidente del Consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti: l'opposizione trova sponda nel voto necessario della consigliera di maggioranza Roberta Dei e raccoglie le undici firme necessarie per portare la mozione in Consiglio. A firmare sono i consiglieri di minoranza Stefano Alberti, Gabriele Carioli, Giovanni Giusti, Alessandro Volpi, Uilian Berti, Dina Dell’Ertole, Elena Mosti, Agostino Incoronato, Paolo Menchini e Luana Mencarelli e la consigliera del gruppo misto, in maggioranza, Roberta Dei. Mancano all'appello Sergio Menchini e Andrea Barotti di Alternativa civica, ma l'opposizione raggiunge comunque un terzo dei voti richiesti dal regolamento la mozione verrà inserita nell'ordine del giorno della seduta di lunedì 1 febbraio alle 18.
È la prima volta nella storia della città che viene chiesta la sfiducia ad un presidente del consiglio comunale «cosa che la dice lunga sul periodo buio che la nostra democrazia sta vivendo» commenta Agostino Incoronato, di recente dimessosi da presidente della commissione Affari istituzionali. «Insulti ai consiglieri comunali, sberleffi, interventi negati, accuse di clientelismo, dimostrazioni di maschilismo, violazione della privacy e per ultimo la concessione del minuto di silenzio per le vittime filo- trumpiste degli scontri in Campidoglio, senza replica per chi la pensasse diversamente»: queste le motivazioni per la richiesta di sfiducia spiegate dalla minoranza.
«Tratta il consiglio come fosse cosa sua – dice Gabriele Carioli del Pd- Siamo offesi e bistrattati». «Non ha capito come si fa il presidente – incalza Alessandro Volpi – Ha lanciato accuse pesanti, non siamo più disponibili ad accettare tali comportamenti». «Diffamati continuamente – aggiunge Luana Mencarelli del M5S – accusati di non lavorare nelle commissioni quando spesso si sente solo la nostra voce». «Disprezza le istituzioni e gli strumenti della nostra democrazia – accusa Stefano Alberti (Pd)- e il suo silenzio sulla Serimper ne è la dimostrazione. Non possiamo più tacere».
«Non sono una sua camerata – dice Elena Mosti – Mai farò politica come lui». «Passiamo dalle parole ai fatti – annuncia Dina Dell'Ertole (Italia Viva) – questo presidente non mi può rappresentare». «Adesso vediamo come si comportano il sindaco e la maggioranza. Vediamo chi sta con Benedetti e chi no», conclude Uilian Berti (Leu).
La mozione era covata da tempo, dicono i consiglieri, ma mai presentata nella speranza che il sindaco ponesse un freno ai comportamenti di Benedetti che, da quando è stato eletto presidente del Consiglio, ha fatto spesso parlare di sé, dalla richiesta di bonificare il suo ufficio dalle cimici, per paura dei complottisti, alla provocazione di togliere la bandiera della Ue dal Comune, ai selfie in spiaggia durante il lockdown, quelli in auto guidando con la cagnolina sul volante: “Sprezzante delle regole e impunito”dicono la minoranza. «Si è reso più volte responsabile della violazione delle norme – si legge nella mozione – in palese contrasto con il ruolo che ricopre, soprattutto in ordine alla tutela dei diritti e della dignità della minoranza; pur risultando tra gli indagati di una vicenda molto grave (l’inchiesta sulla Serinper) non ne ha mai informato il consiglio, né ha ritenuto opportuno auto-sospendersi; ha palesemente tenuto comportamenti lesivi della dignità di alcune consigliere, autore di una pubblicazione di un video con il solo scopo di denigrare e dileggiare una consigliera, dimostratosi non idoneo alla carica che ricopre». Alla mozione di sfiducia i consiglieri stanno vagliando di allegare una denuncia per diffamazione a seguito delle accuse di clientelismo, lanciate a da Benedetti. —
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