Il Tirreno

in tribunale 

Maltratta la compagna per sette anni di fila

Alessandra Vivoli

Violenze psicologiche e fisiche: l’ex, condannato a un anno. Dai fascicoli spunta un divieto di avvicinamento revocato

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Alessandra Vivoli

carrara. Sette anni. Sette anni di vessazioni psicologiche, di percosse. La forza di denunciare e il processo.

Lui, l’ex convivente, era accusato di “maltrattamenti in famiglia”. Lei, la compagna di allora, quei maltrattamenti, secondo l’accusa li ha subiti dal 2012 al 2019.

Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a tre anni: il processo è stato celebrato con rito abbreviato e questo – lo ricordiamo – prevede lo sconto di un terzo della pena che in questo caso è prevista dai due fino ai sei anni (in caso di lesioni personali gravi è prevista la reclusione da quattro a nove anni).

Il giudice ha condannato l’ex compagno che per sette anni ha maltrattato la donna con cui divideva la casa, alla periferia di Carrara, a un anno di reclusione.

La pena è stata applicata praticamente al minimo. La condanna infatti è avvenuta previa concessioni delle attenuanti generiche: queste ultime sono state ritenute prevalenti sulle contestate aggravanti.

I termini sono molto tecnici ma il senso è molto chiaro: in sede di condanna si è tenuto conto delle attenuanti che, in sostanza, hanno mitigato la condanna.

Si chiude, almeno in primo grado, una vicenda che, a distanza di 24 ore (abbiamo scritto nella edizione di ieri delle minacce di morte subite da una ex moglie da parte di quello che era stato suo marito, e della nuova compagna) vede ancora una volta protagonista una donna. Una donna vittima di violenza: in questo caso il reato contestato è quello dei maltrattamenti in famiglia.

Nello specifico vuole dire che per sette anni, sette lunghi anni, la signora in questione è stata umiliata a livello psicologico. Le è stata minata l’autostima, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

Non solo, alle vessazioni psicologiche si sono aggiunte quelle fisiche. I ceffoni. Le tirate di capelli. Le manate.

Dal 2012 al 2019 questo è stato - sempre secondo quanto ricostruito dall’accusa - il pane quotidiano di un menage familiare dove oltre alla coppia sono coinvolti anche i figli.

E non è neppure vero, sempre stando alle poche informazioni che trapelano da un processo che, in abbreviato, si è svolto a porte chiuse, che la donna vittima di questa vicenda, quella che ha denunciato i maltrattamenti, non ha fatto nulla.

Si parla infatti di un divieto di avvicinamento che era stato emesso nei confrotni dell’ex convivente. E che dopo poco sarebbe stato revocato.

Abbiamo provato a chiedere i motivi di questo al legale che assiste la donna: ma ha preferito non scendere nei dettagli di una vicenda molto delicata e complessa.

Resta quello che, ad oggi, è stato scritto nella condanna. Una condanna ad un anno in cui le attenuanti generiche hanno prevalso sulle aggravanti. E restano i numeri: sette anni di maltrattamenti, fisici e psicologici. Un anno la condanna nei confronti di chi, secondo l’accusa, li ha inferti. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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