Sicurezza
Aperti a pranzo, in città si “lavoricchia”
La cena è il punto di forza ma i ristoratori hanno ricalibrato i menù investono sul mezzogiorno e sui menù “veloci”
Ivan Zambelli
MASSA. Anche in zona gialla, nonostante l’euforia iniziale, continuano le difficoltà per i ristoratori, che hanno potuto riaprire al pubblico, ma con il freno tirato. Infatti, manca ancora il pezzo forte del servizio, quello serale. Dal punto di vista dei consumi, e quindi degli incassi, la cena è tutt’altra cosa rispetto al pranzo, più leggero, spesso e volentieri congeniale ad una veloce pausa dal lavoro. Di conseguenza, molti ristoranti soffrono, anche perché non è che a pranzo si facciano così tanti coperti, come conferma Anna Maria Francini dell' Ippopotamus nel viale Roma: «La situazione non è migliorata, perché il pranzo è una realtà diversa, le persone mangiano poco. Magari si lavora di più il weekend, ma i coperti sono comunque pochi». Se la gialla da più fiducia alle persone, diverso è per i ristoratori: «La gialla ti “impone” di fare una spesa completa, perché non puoi proporre menù a metà. Quindi prendi cose, fai i dolci, per poi buttarli. Dispiace, ma la situazione è questa». E non c’è alternativa, ribadisce Francini: «Noi resistiamo, ci adattiamo alle varie disposizioni, senza fare cafonate come quelle di venerdì sera, che gettano nel discredito la categoria e rischiano di far saltare date importanti come Pasqua. Quindi per il momento mi va bene anche la zona gialla, sperando che per l’euforia della gente non si cambi colore». A causa delle scarse presenze a pranzo e per il continuo stato di incertezza alcuni ristoratori hanno preferito rimanere chiusi. É il caso dell’Acino Nero, che apre solo nel weekend. «Spesso le informazioni si contraddicono, magari tra 15 giorni si ritorna tutti chiusi. Ripristinare la cucina si può anche fare, il problema è tutto il resto. Anche se dovesse essere un fine settimana da tutto esaurito, non sarà questo a cambiarci la vita. É il servizio serale quello che conta», spiega la responsabile di sala. Un altro che è rimasto chiuso al pubblico è il Fornaretto. «Abbiamo deciso di aspettare le riaperture serali, perché noi non facciamo pranzi veloci, non voglio stravolgere o sminuire il mio lavoro. Aspetto anzi la zona bianca» racconta Chiara Mosti, una delle titolari. «É stata una scelta combattuta, ci viene male a tutti, ma non posso nemmeno tenere i ragazzi a pulire. Nello scorso periodo sono stata un mese con la cuoca a guardarci negli occhi. Ho preferito quindi chiudere la cucina, e di aprirla solo su prenotazione. Adesso facciamo solo pizze d’asporto o a domicilio». Ma i tempi duri non ci sono solo per i ristoranti "serali"; problemi li stanno avendo anche quelli che erano votati ai pranzi. Vedi ad esempio il Fatty, di Alessandro Badiali, in pieno centro a Massa: «A pranzo si “lavoricchia”, ma non è questo il modo. Oggi (ieri, ndc) ero pieno, ma gli altri giorni eccetto il martedì no; questa settimana avrò fatto un terzo dell’incasso rispetto allo scorso anno, dove però ero in un fondo molto più piccolo».
Un anno di pandemia si inizia a far sentire: «Il mio giro ce l’avrei anche, ma la gente ha paura ad uscire, tanti sono in smartworking, altri non hanno proprio i soldi per mangiare fuori. Se poi ci mettiamo tanta nuova concorrenza, perché alcuni locali hanno iniziato ad aprire a pranzo, mi sembra chiaro che questa zona gialla non sia così invitante».
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