Il Tirreno

il bilancio 

Dall’inizio della pandemia assunti 300 operatori per combattere il virus

Sara Lavorini
Dall’inizio della pandemia assunti 300 operatori per combattere il virus

Bernieri (segretaria Cgil): qui il Covid ha colpito più forte che altrove, ringraziamo medici e infermieri per l’impegno profuso

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massa. A Massa Carrara dall’inizio della pandemia a novembre 2020 sono stati assunti 132 infermieri 85 Oss, 48 dirigenti medici, 24 tecnici sanitari, otto ostetriche e cinque amministrativi come dato complessivo dei tempi determinati, tempi indeterminati e libera professione. Assunzioni che il sistema centralizzato di Estar ha permesso si operassero con tempistiche migliori rispetto ad altre realtà regionali.

«Posti di lavoro per i quali ci siamo mobilitati con presidi ma anche con uno sciopero generale – afferma Patrizia Bernieri segretaria provinciale Cgil Fp -, nuova occupazione che non puo solo compensare il turn over ma adeguarsi ai bisogni reali necessari ad un sistema sanitario pubblico confacente ai bisogni dei cittadini a partire dai servizi territoriali. In più il Covid-19 ha comportato un aumento notevole dei servizi non solo negli ospedali ma anche per le Usca, per il tracciamento per i tamponi, per la campagna di vaccinazione nonché per le assenze lunghe dei lavoratori che purtroppo hanno contratto il virus».

A quasi un anno dallo scoppio della pandemia Patrizia Bernieri fa un bilancio di quanto il sindacato che rappresenta ha dovuto affrontare nel 2020. «Un anno che ha riaffermato il nostro ruolo di tutela e di rappresentanza dei lavoratori in una situazione inedita per gravità soprattutto per l’esposizione al rischio degli stessi lavoratori della sanità – dichiara Bernieri -, ma anche per le nuove modalità che si sono rese necessarie per garantire la continuità dei servizi come lo smart working. Un ruolo che abbiamo svolto a livello nazionale con importanti accordi sulla sicurezza poi inseriti nei decreti ministeriali, a livello regionale con una contrattazione continua in primis per garantire ai lavoratori i necessari dispositivi di protezione ma anche su un’organizzazione del lavoro tarata sull’assistenza Covid, sulle assunzioni indispensabili a fronteggiare l’impatto sui servizi del dilagare dell’infezione. Non da meno – continua – le battaglie sui dovuti riconoscimenti economici ai lavoratori che hanno rischiato la vita e la loro salute».

A livello provinciale il ruolo della Cgil, come anche quello degli altri sindacati, è stato quello di esigere l’applicazione degli accordi attraverso un confronto non sempre facile e scontato con le amministrazioni. «Riguardo al sistema sanitario provinciale dobbiamo ancora una volta rilevare come lo stesso abbia dovuto affrontare un numero di ammalati superiore a molte altre province toscane – sostiene Bernieri – partendo da una situazione di estrema sofferenza occupazionale dovuta al cronico comune definanziamento che aveva comportato una grave carenza di personale nonché a riorganizzazioni incompiute le quali a fronte delle riduzione dei posti letto con l’ospedale unico non avevano realizzato la prevista integrazione e potenziamento dei servizi territoriali. Problemi che in generale il sistema sanitario della Toscana ha saputo seppure con grandi difficoltà affrontare meglio di altre regioni senza ritrovarsi nella condizione di altri sistemi sanitari come ad esempio quello della Lombardia che avevano privilegiato nel tempo la privatizzazione e la riduzione dei servizi territoriali. Il primo fronte che lo scorso anno abbiamo dovuto sostenere come sindacato provinciale è stato sicuramente quello dei dispositivi di sicurezza negli ospedali certo ma anche nei servizi domiciliari, nel trasporto sanitario e nelle Rsa, nelle quali anche nella nostra provincia il virus ha avuto un effetto drammatico e dove il sistema pubblico con i suoi lavoratori e le loro professionalità ha dovuto compensare le difficoltà e le carenze del sistema privato». —

Sara Lavorini

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