Toscana
Soldi spariti ad Apuafarma parlano testi dell’accusa
carrara. Ammanchi ad Apuafarma, ieri mattina il tribunale collegiale presieduto dal giudice Augusto Lama ha ascoltato, durante una nuova udienza di dibattimento, alcuni testi del pubblico ministero Rossella Soffio.
Dopo la condanna, nel dicembre del 2019, a due anni e cinque mesi di Giovanni Biagioni, l’unica imputata rimasta nel processo è Sabrina Mariani, anch’essa addetta ai servizi cimiteriali, inseguito al coinvolgimento nell’inchiesta licenziata da Apuafarma. A difenderla l’avvocata Claudia Volpi, del Foro di Massa.
Volpi si dice «fiduciosa» rispetto al proseguio del processo: «A mio avviso, e credo di avere modo di dimostrarlo nelle prossime udienze, l’accusa non è stata provata, perché i testimoni che sono stati sentiti hanno imputato al Biagioni la gran parte delle operazioni che hanno portato agli ammanchi di cassa». La prossima udienza, sempre con l’ascolto di testi del pm, si terrà il 3 maggio.
La vicenda fu segnalata per la prima volta sulle pagine de Il Tirreno – come riconosce anche la sentenza della Corte dei Conti – nel febbraio del 2015. La guardia di finanza in una relazione del novembre 2015 accertava l’anomalia in una relazione sui conti di Apuafarma, società a totale partecipazione pubblica. Le analisi dei vari servizi fatti dalla finanza evidenziavano che tra i dati riportati nel database e il corrispettivo incassato c’era un ammanco di cassa, subito dall’azienda, di 407mila euro nel periodo 2008-2015. Gli ammanchi sono fatti risalire al maggio 2008, dopo l’installazione di un registratore di cassa, quando si registra la mancata emissione degli scontrini fiscali da parte di chi opera. A Biagioni, la procura contabile, ha addebitato la gran parte di queste irregolarità, quantificandole in un danno patrimoniale diretto di 353mila euro totali. —
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