Lutto
«Il vaccino è la nostra carta vincente ma esistono anche malati non Covid»
Parla il presidente dell’Ordine dei Medici, Carlo Manfredi: persone colte da infarto, ad esempio, hanno ritardato la richiesta di soccorso con conseguenze gravi e talvolta irreparabili per la loro salute
Gian Ugo Berti
massa. «Il vaccino può essere la carta vincente per evitare un’eventuale terza ondata della pandemia. Ma la situazione a Massa e provincia rimane difficile. Oltre ai pazienti Covid, dobbiamo ricordare come ne esistano anche gli altri. Purtroppo persone colte da infarto, ad esempio, hanno ritardato la richiesta di soccorso con conseguenze gravi e talora irreparabili per la loro integrità». È il pensiero di Carlo Manfredi, presidente provinciale dell’Ordine dei medici, chirurghi ed odontoiatri di Massa.
Nella storia delle pandemia, spesso si è presentata la terza ondata, la più difficile. Il fatto nuovo è il vaccino. La vaccinazione in atto potrebbe evitarla?
«Le grandi pandemie che hanno funestato la storia dell’uomo ci hanno insegnato che, l’andamento per fasi successive di recrudescenza, implica tempi molto lunghi prima che se ne vanga a capo. La novità straordinaria, nel caso della pandemia da Covid-19, è rappresentata dal fatto che, entro un anno dalla prima ondata, sono state messe a punto differenti versioni di vaccino che neutralizzano la proteina a “spuntone” che il coronavirus impiega per “conficcarsi” nella membrana delle cellule delle nostre vie respiratorie per farci ammalare. Nel passato l’uomo non aveva mai avuto la disponibilità di un’arma così mirata o intelligente per disarmare il nemico. Una volta vaccinato, restano piccoli gruppi di cellule di memoria che presidieranno l’organismo nel tempo pronte a far scattare le difese immunitarie immediatamente qualora si ripresentasse il virus e a neutralizzarlo o a uccidere le cellule infettate contenenti il virus.
Per ora – prosegue Manfredi – sappiamo che il vaccino protegge chi lo fa ma presto sapremo anche quale sarà il suo contributo, che tutto lascia prevedere sarà determinante, allo sviluppo della protezione di comunità».
Lo scorso anno, circa il 10% della popolazione è stata colpita, a Massa e provincia, dal virus influenzale. La carenza di specifici vaccini registrata nei mesi scorsi e la concomitanza del Covid può creare maggiori problemi ed aumentare la percentuale di malati?
«In effetti i nuovi virus non devono farci dimenticare i disastri che combinano anche quelli più vecchi. Per questo motivo, per evitare che il virus influenzale e il coronavirus stringessero un’alleanza perversa ai danni della popolazione, la campagna di vaccinazione antinfluenzale è stata vigorosamente sostenuta per proteggere in modo particolare i soggetti a maggior rischio per età o perche portatori di malattie croniche. Lo sforzo è stato grande ma, mentre tutto procedeva liscio si è verificato una pausa nella consegna dei vaccini ai medici di famiglia che ha creato molta tensione nei rapporti con i cittadini e con il sistema sanitario. I cittadini che aspiravano ad essere vaccinati si scontravano con il temporaneo diniego del medico di famiglia che, a sua volta premeva per essere rifornito. L’incertezza era grande e il timore di non completare la campagna e di arrivare a coprire i soggetti più fragili è stato grande. Poi tutto è rientrato con le consegne finali che sono state fin troppo esuberanti. A consuntivo posso dire di aver vaccinato tutta la platea dei miei assistiti per i quali esisteva indicazione. Ho vaccinato circa 1 su 2 assistiti dei 1500 che ho in carico. Quindi con molto stress e molta rabbia che si sono sciolte con il raggiungimento dell’obbiettivo».
Lei si è vaccinato?
«Sì, mi sono vaccinato con entusiasmo alla prima occasione utile. Il personale sanitario deve essere protetto nell’interesse della salute della popolazione. Se medici e infermieri si ammalano chi si prenderà cura di chi ne ha bisogno? Inoltre, il personale non può correre il rischio di trasformarsi in un super diffusore del coronavirus.
Sono contento di aver potuto disporre di un vaccino rivoluzionario che ha presentato al mio sistema immunitario la sembianze del nemico da combattere affinché lo riconosca e lo tratti da invasore. Ho fatto la prima dose e la protezione completa la raggiungerò sette giorni dopo la seconda puntura, ma intanto l’RNA messaggero che mi è stato iniettato è stato trasformato dalle cellule del mio muscolo della spalla nella proteina’spuntone’del virus. Le mie cellule sentinella hanno capito che quello strano rostro non è propriamente un amico e hanno passato l’informazione alle cellule specializzate per la produzione di anticorpi contrati a chiunque si presenterà con quell’aspetto e alle cellule killer che sono veramente potenti e aggressive per difendermi. Ora mi sento più tranquillo e spero presto di condividere questa esperienza con il maggior numero di cittadini possibile».
Quale aggettivo userebbe per indicare la situazione sanitaria nel suo territorio, al momento attuale?
«La situazione è difficile per la pandemia e per le difficoltà della normale di assistenza per tutte le altre malattie che non sono andate in vacanza. Inoltre ci sono difficoltà emotive e psicologiche sia per l’isolamento sia per l’accesso ai servizi di diagnosi e terapia per malattie non Covid per il timore di essere infettati. Purtroppo persone colte da infarto, ad esempio, hanno ritardato la richiesta di soccorso con conseguenze gravi e talora irreparabili per la loro integrità».
Nel corso della pandemia, ricorda un episodio che l’abbia colpita come medico e persona?
«Sentivo telefonicamente un paziente affetto da Covid-19 agli albori della pandemia. Febbre, tosse, difficoltà respiratoria. Un giorno, mentre parlavamo, subentra la moglie che mi spiegò di averlo fatto perché, anche il solo parlare, scatenava accessi di tosse irrefrenabili nel marito. Fu poi ricoverato a lungo. In rianimazione furono messe in atto tutte le misure necessarie, comprese le nuove terapie più promettenti, ma i progressi non si vedevano. Mi sentivo quasi quotidianamente con i colleghi per avere informazioni e con la moglie per scambiarci notizie e infondere speranza. A nulla sono valsi tutti gli sforzi. Dramma nel dramma: il paziente era un medico e un amico». –
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