Il Tirreno

Lui a Carrara lei a Parma i fidanzati appesi ai decreti di Conte

Tiziana Gori
Lui a Carrara lei a Parma i fidanzati appesi ai decreti di Conte

Un amore nato nelle corsie dell’Opa e frenato dal virus «Ci siamo visti solo per un giorno negli ultimi due mesi» 

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Tiziana Gori

carrara. «No, guardi, se anche i fidanzati abitassero in regioni gialle per vedersi uno dei due dovrebbe avere quantomeno il domicilio a casa dell’altro. I partner - continua l’agente di polizia municipale dando una scorsa alla bozza di dpcm in uscita - per ricongiungersi, devono scegliere la casa che condividono abitualmente, seppure per periodi limitati. Non possono quindi incontrarsi in hotel oppure nella seconda casa della coppia o di uno dei partner. Ciò esclude le coppie che non hanno una "casa in comune", nemmeno per periodi limitati di tempo». Se uno dei due non ha il domicilio a casa dell’altro e si vive in regioni diverse non è possibile vedersi.

E questo è il caso di Davide e Viola, fidanzati appesi al filo dei decreti governativi da un anno. Da quando la pandemia ha travolto la loro vita, così come quella di milioni di altri giovani. Ma Davide e Viola abitano uno in Toscana e l’altra in Emilia, e per loro è ancora più difficile. «Nel corso degli ultimi due mesi, dal 15 novembre, abbiamo potuto vederci solo una volta: il 20 dicembre, quando entrambe le regioni erano gialle e non c’erano limitazioni negli spostamenti».

Sì perché, nonostante possano essere classificati come affetti stabili - usando una terminologia burocratica con cui abbiamo imparato a convivere negli ultimi 12 mesi - Davide Verdini abita a Carrara e Viola Carattini a Parma. Lui ha 33 anni, lei uno in meno. Si sono conosciuti due anni e mezzo fa: «Sono infermiere all’Opa, tra le mie pazienti c’era sua mamma». Un amore nato in corsia e consolidatosi rapidamente. Con la gioia di rivedersi ogni qual volta i rispettivi lavori lo consentivano. Da Parma a Carrara e viceversa, poco più di un’ora di macchina.

Fino alla frustrazione per un distacco imposto. In nome della salute pubblica, ma comunque imposto. «Sembra incredibile ma - racconta Davide - ma anche negli ultimi due mesi quando era aperta la Toscana era chiusa l’Emilia, e viceversa. Abbiamo potuto stare insieme solo per 24 ore, il 20 dicembre, e non lo ritengo giusto. Già i provvedimenti della scorsa primavera erano stati molto penalizzanti. Siamo stati lontani tre mesi, ci è stato impedito di superare i confini regionali ben oltre il 18 maggio, giorno della fine del lockdown. Dopo un'estate quasi normale ci hanno di nuovo forzatamente allontanato per altre nove settimane e chissà per quanto tempo questa situazione paradossale durerà ancora».

La riflessione di Verdini è condivisibile ma deve scontrarsi, appunto, con le misure di tutela della salute pubblica che il governo ritiene necessarie: «È incredibile che io sia libero di andare al bar con gli amici ma non di recarmi nell'abitazione privata della mia fidanzata. Quale dei due comportamenti è più a rischio contagio? Entrambi ci siamo vaccinati, incontrare Viola è per me una necessità legata al mio benessere psicologico ed è inaccettabile - direi anticostituzionale - che per le tante situazioni come la nostra non siano state previste deroghe». —

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