Sicurezza
Carabinieri, all’esame i tracciati dei gps E le difese lamentano la capienza dell’aula
Ascoltato dalla pm Iacopini l’ufficiale di polizia giudiziaria che curò le intercettazioni. Avvocati all’attacco sulle norme Covid
Libero Red Dolce
aulla. Un’altra udienza movimentata nel processo ai carabinieri della Lunigiana per le presunte violenze in caserma e tante altre contestazioni sul servizio. È la prima seduta che si celebra nella sala consiliare della Provincia di Massa Carrara. I difensori dei carabinieri imputati hanno eccepito che la capienza massima dell’aula prevedeva la presenza massima di 42 persone, facendo presente come invece fossero presenti in oltre cinquanta. Discussione che ha allungato i tempi, con il collegio che si è ritirato per qualche ora, ma alla fine l’udienza ha avuto luogo come previsto.
Il punto che provano a tenere dalle difese è che quella sala non è adatta allo svolgimento del processo nel rispetto delle norme anti-contagio riguardo al Covid. La scelta di spostare in questa fase le udienze in Provincia dall’aula di corte d’Assise è stata presa proprio in virtù della capienza ridotta di quest’ultima rispetto ai numeri in aula: tre giudici, due pm, molti avvocati difensori e parti civili e gli imputati che partecipano sempre numerosi.
E dunque l’esame previsto della pm Alessia Iacopini al carabiniere Moreno Lalli, della polizia giudiziaria, slitta in avanti rispetto all’orario iniziale delle 9.30. E come spesso è capitato nel corso delle udienze passata, la battaglia tra le parti si sposta sulla forma.
Le difese chiedono infatti che intervenga il responsabile della sicurezza della Provincia per certificare che il numero in eccedenza di persone rispetto alle prescrizioni garantisca di potere andare avanti.
Dopo un po’ di tempo si trova una soluzione: vengono redistribuite le sedie all’interno e viene aperta una porta nella parte posteriore dell’aula dove vengono fatti accomodare gli imputati. Difese insoddisfatte, ma si comincia.
Questa parte del dibattimento è piuttosto tecnica. Lalli infatti, in fase d’indagine, si è occupato sia delle intercettazioni che dei rilievi del sistema gps, tramite cui gli investigatori avrebbero appurato un’incongruenza tra gli ordini di servizio e quanto invece in effetti alcuni imputati avrebbero materialmente fatto.
A interrogare Lalli, ascoltato come testimone, è la pm Iacopini. Ieri non si è riusciti ad andare oltre la metà dei capi d’imputazione, che sono 180. Così alla prossima udienza si riprenderà dall’interrogatorio della magistrata; poi verrà il turno del controesame delle difese.
Altro terreno di scontro tra procura e difese è quello degli atti depositati per le indagini di Lalli. Le difese lamentano che, essendo stati depositati nel pomeriggio di lunedì 11, a procura chiusa, non ci siano stati i tempi materiali per stamparli e visionarli. La procura ha risposto che comunque si tratta di documenti comunque disponibili negli uffici.
La prossima udienza è stata fissata per il 29 gennaio alle 9.30, anche in quest’occasione in Provincia. —
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