Finanza
Nuova proposta della Galli, la Cgil dice no
La Fondazione presenta un pacchetto di tagli alle retribuzioni e riduzione di orari per il personale definito “irricevibile”
Riccardo Sordi
PONTREMOLI. «Si predica bene e si razzola male», e ora «lanciamo un grido d'allarme alla politica lunigianese e al consiglio comunale pontremolese affinché si facciano carico della problematica ed intervengano a salvaguardia di diritti costituzionalmente garantiti e di posti di lavoro in un territorio provato sul piano occupazionale». Parole chiare e decise quelle di Alessio Menconi, della segreteria provinciale Cgil Funzione pubblica Massa Carrara, che dimostra di non avere alcuna intenzione di accettare le nuove proposte avanzate dalla fondazione “Galli Bonaventuri” dopo che era già stato bocciato la precedente bozza di accordo che prevedeva una riduzione di circa 250 euro al mese per due anni della retribuzione dei 25 dipendenti della struttura.
Una nuova proposta inviata ai lavoratori e alle sigle sindacali dopo che era stata effettuata una riunione del consiglio di amministrazione della Fondazione (di cui, per Statuto, è presidente il vescovo Giovanni Santucci). In questa nuova proposta i rappresentanti del “Galli Bonaventuri” tengono a ribadire “che l’accordo si rende necessario al fine di contenere i costi ed acquisire liquidità in previsione di superare le difficoltà arrecate dalla pandemia e di effettuare una ristrutturazione completa della “Casa Sant’ Anna” (dal costo di un milione e 100 mila euro)”.
La nuova proposta di riduzione del costo del lavoro prevede quindi: riorganizzazione dell’attività lavorativa del personale prevedendo, anche in caso di esubero, il pagamento delle sole 155 ore ordinarie mensili (misura che consentirà un risparmio di 50 mila euro annui). La diminuzione di 50 euro mensili di retribuzione (risparmio atteso: 22 mila euro annui). La sospensione della 14esima mensilità(che vale un risparmio 30 mila euro annui), il trasferimento di alcune attività svolte dal personale amministrativo a quello infermieristico (risparmio 3 mila euro annui). Ancora: la riduzione del super-minimo al 50% (risparmio 4 mila euro per il periodo di sospensione previsto in cinque mesi). La riorganizzazione dell’attività del personale di cucina da 84 a 70 ore settimanali (risparmio 10 mila euro annui). Riduzione orario del personale amministrativo da 38 a 30 ore con utilizzo della Cassa integrazione (risparmio 4 mila euro annui). Assegnazione dei lavori di pulizia al personale Oss e Osa, e infine la rinuncia a riscuotere il trattamento di fine rapporto fino al primo gennaio 2023.
La Fondazione tiene a precisare che “è disponibile a rivedere l'accordo se al termine dei lavori e superata l’emergenza la situazione dovesse migliorare”. Una proposta che non è affatto piaciuta alla Cgil che per bocca di Menconi evidenzia come altro non è che «la formalizzazione di quanto aveva annunciato Pietro Mascagna (il direttore della struttura), ovvero la richiesta alle lavoratrici di pagare la crisi. Avevamo già detto che tale richiesta, rigettata dall'assemblea, era insostenibile perché chiedeva in parole semplici di ridurre lo stipendio in media da 1.150 euro a 900 euro».
Ma il disappunto di Menconi si allarga alla figura del vescovo cui il sindacato aveva chiesto un incontro, per ora senza successo. «Papa Bergoglio – scrive il sindacalista – dichiara che “un capitalismo selvaggio ha insegnato la logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento senza guardare alle persone”. Sembra invece che Il rappresentante locale della chiesa non condivida questi concetti. Oppure ha un pregiudizio nei confronti della nostra organizzazione sindacale, e in quel caso rinnoviamo la disponibilità un confronto serio per individuare un percorso praticabile, finalizzato a salvare un istituto presente a Pontremoli molto prima di lui». —
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