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il processo 

Perseguitò la ex, condanna a un mese

Libero Red Dolce
Perseguitò la ex, condanna a un mese

La minacciò e danneggiò l’auto del nuovo compagno  Lei però ha deciso di rimettere la querela dopo i contatti

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massa. Tre capi d’imputazione, ma solo uno ha resistito alla prova del processo. E dunque per un uomo, accusato di molestie, lesioni e danneggiamento, sono rimaste in piedi solo le molestie, peraltro con le attenuanti. La sua ex compagna, che lo aveva accusato di perseguitarla con messaggi e di averle anche messo le mani addosso, ha poi rimesso la querela. E così, l’imputato, difeso dall’avvocato Alberto Rimmaudo, è stato condannato a un mese di carcere – pena sospesa – contro i due mesi e venti giorni chiesti dalla pm onoraria.

La donna lo aveva accusato di averle reso la vita impossibile, nonostante avessero fatto un figlio assieme. O, forse, proprio per quello. Una quantità incredibile di messaggi, nelle quali le chiedeva conto in prima battuta della gestione del figlio comune. Ma che spesso e volentieri finivano per degenerare in insulti e minacce. E persino annunci di suicidio, che non hanno avuto seguito.

Minacce e insulti anche pesanti e che sono stati soppesati dalla giudice Valentina Prudente al momento di pronunciare la sentenza. Perché a un certo punto del processo le cose hanno preso una piega piuttosto bizzarra. Ma prima cerchiamo di fare un quadro completo.

Se sulle molestie si è riferito, rispetto alla situazione, con la questione degli sms e delle minacce che la donna riceveva, altra è la questione delle lesioni. C’è da dire, in premessa, che l’uomo avrebbe preso decisamente male la decisione della sua ex compagna di lasciarlo. Da quel momento in poi, secondo quello che lei ha riferito agli investigatori, la sua vita è diventata un conflitto continuo. Perché l’uomo non le dava pace, la pungolava, la insultava, la minacciava e criticava.

Poi la situazione è degenerata. La donna un nuovo compagno e la sua scelta libera non piace affatto all’ex. Che un giorno, questa l’accusa, va sotto casa con l’intento di danneggiare l’automobile di quello che crede un rivale. E il fatto non rimane fantasia, perché l’automobile viene sfregiata.

La donna decide di affrontarlo e per farlo va in casa sua, dove l’uomo vive con i genitori. Lì la conversazione, di fronte alla madre e al fratello di lui, è tesissima. Volano insulti, da entrambe le parti, e alla fine lui la caccia. Con le brutte. Con le bruttissiem parrebbe, visto che lei si fa refertare in ospedale 20 giorni, con ematomi al collo. Dichiarò che lui avrebbe tentato di strangolarla, dopo averla presa a calci e pugni. Quella querela però è stata rimessa e infatti, in tribunale, le lesioni e il danneggiamento (non costituisce reato) non sono stati presi in considerazione. —

Libero Red Dolce

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