Il Tirreno

Giancarlo Casani plaude al programma della Franchi 

L’appello: diciamo no al trasferimento dell’Istituto Isr

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Carrara. Giancarlo Casani (foto), commercialista ed ex presidente dell’Accademia di Belle Arti, appassionato della città, in una nota commenta il ventilato trasferimento dell’Istituto di Studi e Ricerche (Isr) della Camera di Commercio, che - spiega - potrebbe finire a Firenze o a Pisa pur essendo , nato e cresciuto all’interno della nostra Camera di Commercio apuana. «Il trasferimento dell’Isr, istituto di eccellenza della nostra Provincia - ricorda - è il corollario della fusione della Camera di Commercio di Massa e Carrara, Lucca e Pisa, con sede al di fuori del nostro Territorio. Paradossalmente, lo spostamento, la sede ed eventuale funzione dell’Isr sono tutti da studiare e definire». E si rammarica: «Il nostro Territorio viene svuotato, in maniera costante e sistematica, di ogni centro di influenza, orientamento e sviluppo. Tutti gli accorpamenti vengono concentrati fuori dal contesto Provinciale. La scusa a motivazione è sempre la stessa: le altre province sono più ricche, più forti, più grandi. Risultato: la nostra provincia diventerà sempre più debole, più povera e più marginale».

«È una politica cieca e assurda. Nei confronti del nostro Territorio si segue la politica del renderlo sempre più debole e marginale, danneggiando sia i cittadini ma anche l’intera Regione. L’accorpamento delle Camere di Commercio fa seguito a quello delle Autorità Portuali (cancellata quella di Carrara e trasferita a La Spezia) e ancora delle Associazione Industriali di Carrara, accorpata con quella di Livorno. Questa marginalizzazione e questo svuotamento del nostro Territorio è colpa non solo della politica sbagliata di organi regionali e nazionali, volta a rendere i territori forti sempre più forti, ma anche dell’inerzia e indifferenza degli organismi rappresentativi locali e della stessa popolazione che ha accettato questa politica suicida. È ora di dire basta, con fermezza, cominciando dal trasferimento dell’Isr fuori dal Territorio. Il paradosso è l’esistenza di una soluzione fisiologica e ideale con il suo inserimento nel Consorzio Zona, con una valorizzazione dell’attività di entrambi gli organismi. Tutte le forze politiche locali dovrebbero muoversi in maniera congiunta per perseguire questo obiettivo, primo passo per recuperare la valorizzazione e avviare il rilancio del Territorio».

Fondazione Marmo

In compenso, sottolinea, «Una buona notizia di questi giorni è il programma enunciato da Bernarda Franchi, Presidente della Fondazione Marmo. Le idee presentate da Bernarda Franchi sono valide e condivisibili. Gli industriali, per le loro idee, per la loro visione, per i loro mezzi finanziari anche per il loro interesse svolgono e devono svolgere un ruolo centrale per il rilancio del Territorio, in questo momento forse ancora di più. Anche in questo caso, vale quanto detto per la politica regionale e nazionale: se il Territorio decade è un danno per tutti, anche per chi in esso ha aziende, interessi economici e investe, quindi anche per gli Industriali.

Un Territorio ridotto a comprensorio minerario, povero e abbandonato, come una città del Far West dopo la fine della corsa all’oro, è dannoso anche e soprattutto per la sezione industriale. La presenza di Bernarda Franchi - che assieme alla sua famiglia ha dimostrato la capacità di intraprendere nuove strade, mai percorse in passato - alla guida della Fondazione Marmo, con un programma rivoluzionario, è veramente confortante e di buon auspicio. Tutti gli organismi pubblici e le persone di buona volontà apportando le loro idee dovrebbero raccogliere questo messaggio e questa sfida, facendo squadra attorno a un progetto condiviso, cogliendo l’occasione di trasformare un momento di crisi in una grande opportunità. La Storia ce lo ha insegnato: la Peste bubbonica del 1300 che ha colpito Firenze, una volta superata, è stato il punto di partenza del miracolo economico che ne ha fatto la capitale mondiale della finanza e ha fatto sbocciare il Rinascimento. Dipende essenzialmente da noi», conclude.

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