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Baratta diffamato sul web, archiviazione impugnata

Libero Red Dolce
Baratta diffamato sul web, archiviazione impugnata

L’assessore aveva denunciato la deputata Nardi e altre quattro persone La vicenda riguarda la condivisione dell’audio Youtube col “Demone scimmia”

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Libero Red Dolce

massa. La pm Alessia Iacopini, riconoscendo che l’offesa esiste pur essendo di “particolare tenuità”, aveva disposto l’archiviazione per la denuncia per diffamazione che l’assessore al bilancio Pierlio Baratta aveva presentato contro la deputata Pd Martina Nardi e altre quattro persone, ritenendo di essere stato insultato su Facebook. La legale di Baratta però, l’avvocata Sara Caleo, ha presentato opposizione alla decisione della pm e così il 16 febbraio ci sarà un’udienza di fronte alla giudice Marta Baldasseroni.

La questione è piuttosto vecchia e risale al luglio 2018, quando sulla pagina Facebook della deputata, la stessa condivise un file audio estrapolato da Youtube, nel quale il neo assessore discuteva con un personaggio chiamato “Demone scimmia”, già oggetto del pesante dileggio della trasmissione “La Zanzara”, condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo su Radio 24. Nel video, in modo piuttosto surreale, il “Demone scimmia” e l’assessore affrontano con toni confidenziali temi vari, dalla politica all’uso di stupefacenti. Nardi, nel condividere il file, commentò: «Buongiorno massesi, questo è il nuovo assessore al bilancio! Dire vergogna mi pare quasi riduttivo».

Oltre alla deputata, Baratta decide di denunciare Riccardo Barbieri, Sebastiano Muzio, Marco Marchini e Massimo Peri. Ciascuno di loro, ritiene, lo avrebbe diffamato commentando la notizia. C’è chi come Marchini lo definisce “un malato di mente, che vergogna, va ricoverato”, sotto al post di Nardi. Altri, come Barbieri, ricondividono la notizia sul proprio profilo, scrivendo in tono canzonatorio: «Bella Demone, c’hai mica due paste che mi calo un trip prima di guardarmi il bilancio comunale”. Baratta non apprezza. E denuncia.

Le indagini, quasi solo documentali, vanno avanti per quasi un anno e mezzo. Vengono ascoltati i denunciati, che in effetti ammettono che i profili social sono riconducibili a loro. E la pm Iacopini, a proposito della conversazione tra il “Demone scimmia” e Baratta, scrive che l’assessore avrebbe auspicato “la condivisione del file, accettando il suo caricamento sul web”, cosa che implica “l’impossibilità di controllare la sua diffusione”. Viene presentata anche una seconda querela, quest’ultima nei confronti di Parenzo e Cruciani che nel corso di una trasmissione su Radio 24 tornano sull’argomento. “Questo cretino non si è ancora dimesso, questo emerito cretino”, dice uno dei conduttori in trasmissione. Ma dell’iter di questo secondo procedimento attualmente, la difesa di Baratta, non ha traccia. «Mi è stato dato dell’antisemita, del razzista e del drogato. Io ho amici in Israele e queste accuse mi hanno creato danni. Non m’interessa procedere in sede civile per avere i danni, voglio solo che venga ristabilita la verità dei fatti. Poi amici come prima, stringerò la mano a chi vorrà», commenta Baratta.

Nardi confessa di essere “insoddisfatta” dall’archiviazione. «La formula non mi convinse, Baratta fece ricorso prima ma l’avrei fatto io. Non credo di averlo offeso, il video, che peraltro ha fatto sparire, l’hanno ascoltato i massesi. E se l’ha tolto c’è un motivo. Se ne fosse andato orgoglioso direi che l’avrebbe tenuto. Non andiamo per difenderci, ma per mostrare delle ragioni. Il mio post era un giudizio politico». —

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