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L’architetto Palandrani: salvare la spiaggia si può con il progetto del 2000

L’architetto Palandrani: salvare la spiaggia si può con il progetto del 2000

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massa. Sull’emergenza erosione dopo le ultime mareggiate interviene, a nome del Pri, sezione Mazzini, l’architetto Claudio Palandrani, che da tempo segue la questione delle spiagge apuane. Lo fa esprimendo forti perplessità per le modalità con cui è stata gestita la questione. «Era chiaro che certi interventi fossero dei semplici e assai dispendios- palliativi che, come era facilmente prevedibile, si sono rivelati insufficienti e inadeguati. Come era del resto facilmente prevedibile che fossero assolutamente inadeguati e comportassero inutili e gravosi oneri per la comunità», dice Palandrani.

Il quale poi ricorda come nel convegno organizzato dal Partito repubblicano alla Villa Rinchiostra, il 5 aprile del 2019 alla presenza dell’attuale presidente regionale Eugenio Giani, «i diversi relatori incaricati avevano il progetto redatto nel 2000 su incarico del Comune di Massa. Un progetto approvato dal governo, dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Massa che, con studio matematico attraverso simulazioni in vasca dell’Università di Bari, aveva individuato le cause effettive del problema e indicato in modo certo e fattibile gli interventi necessari per la sua soluzione». Ebbene, dice Palandrani, sia Giani, sia il sindaco Francesco Persiani, «avevano dato la loro incondizionata disponibilità a riprendere in esame quel e aggiornarlo, se del caso, rispetto alla attuale situazione erosiva e ambientale. Purtroppo così non è stato. Si è continuato a buttare via ingenti risorse economiche finanziando interventi sbagliati e studi superflui, con conseguente aumento dei costi e danni rilevanti all’economia turistica, tralasciando invece di approfondire e dare attuazione agli studi che già esistono e che avrebbero potuto dare, invece, una soluzione conclusiva al problema».

Il Pri e Palandrani denunciano poi la «superficialità, a prescindere dalla loro completa inutilità con cui sono stati affidati i lavori ad una ditta che ha vinto la gara d'appalto con un "incredibile" ribasso del 25%. Non volendo ipotizzare dei clamorosi errori di valutazione da parte dei tecnici regionali, era evidentemente impossibile che un simile ribasso non suscitasse legittimi sospetti. Sta di fatto che le opere sono da tempo sospese per il commissariamento dell’appaltatore. È un dato oggettivo che ci siano voluti tre anni per appaltare un ripascimento di 100mila metri cubi di sabbia -tra l'altro ad una ditta che non è stata in grado di portare a termine l'incarico assunto in una zona di arenile che notoriamente ne perde altrettanta in un solo anno. La situazione è ormai drammatica e occorre non perdere inutilmente ulteriore tempo prezioso».

L’invito del Pri è dunque quello di riconsiderare e a rivalutare il progetto del 2000 «aggiornando la cartografia ed eliminando gli interventi realizzati in questi ultimi anni in difformità allo stesso. Il ripascimento, con quantità insufficienti e con materiali inadeguati, come è purtroppo avvenuto, non ha rappresentato affatto una soluzione al problema, ma solo un'inutile perdita di tempo. E di tempo ce n'è ormai poco. Occorre attivarsi in modo serio e concreto per la soluzione di un problema che rischia di mettere in ginocchio l'economia del nostro Comune, che dal settore turistico riceve un contributo essenziale ed irrinunciabile. Gli strumenti ci sono già; basta volerli usare e valorizzare senza disperdere tempo e risorse in altri studi e progetti, tanto costosi quanto inutili». —

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