La manifestazione
«Troppo spazio per le cave»: Legambiente boccia il Poc
Le osservazioni al nuovo Piano comunale: “Manca attenzione al turismo e tutto il territorio montano è stato classificato come zona per impianti industriali”
carrara. Un’analisi della nuova pianificazione territoriale: sono le osservazioni al Poc (piano operativo comunale) dal mare ai monti, firmate da Legambiente.
«Partendo dalla generale classificazione del territorio in zone urbanisticamente omogenee (classificazione obbligatoria dettata dal D.M. 1444/1968)- scrivono gli ambientalisti - anzitutto manca la classificazione di tutto il territorio comunale di costa, che comprende, da ovest ad est: l’area tra il Parmignola e la Fossa Maestra (in parte attuale camping), tutto l’arenile con il tessuto degli stabilimenti balneari fin anche all’attuale parcheggio sull’area ex lamiere Nca, l’intero Porto e l’affaccio a mare tra le foci di Carrione e Lavello. Sebbene le parti più rilevanti, come l’arenile ed il porto, siano soggette a strumenti di pianificazione specifica, quali il piano particolareggiato dell’arenile ed il piano regolatore portuale, non pare possibile, e tantomeno opportuno, escluderli dalla classificazione urbanistica generale, la quale può, e deve, dare le previsioni generali di destinazione d’uso per un ordinato assetto ed un equilibrato sviluppo del territorio comunale».
«Riteniamo - continua la nota - che tutta la fascia di arenile con il tessuto degli stabilimenti balneari debba essere classificata in zona F (per attrezzature di interesse collettivo) come peraltro già era nei precedenti piani regolatori comunali; l’area portuale vera e propria, ossia quella oggi effettivamente in uso per lo scalo commerciale, possa essere classificata in zona D (insediamenti per impianti industriali produttivi o assimilati); la parte dell’area portuale non strettamente commerciale ma più turistica possa essere classificata anch’essa come zona F di attrezzature di interesse collettivo (si vedano ad esempio le aree per il proposto water-front e per la passeggiata di ponente e comunque tutte le parti più turistiche)».
Le osservazioni di Legambiente passano dal mare ai monti.
«Una notazione particolare necessita la classificazione del bacino marmifero a monte - continua la nota - Si evidenzia infatti che classificare in zona D (per impianti industriali o assimilati) indistintamente tutto il territorio montano interessato dalla presenza delle cave, comprendendovi anche crinali, cime, valli e canali, zone tutt’ora boscate, versanti più o meno vergini, sia inadeguato ad un corretto assetto del territorio, oltre che pericoloso per i delicati assetti idrogeologici ed ambientali dell’area».
«Si ritiene - precisano gli ambientalisti - che sarebbe più corretto e più aderente alla reale configurazione dei luoghi classificare in zona D solo le aree di cava vere e proprie ed i relativi ambiti pertinenziali, lasciando alla classificazione generale del territorio rurale le restanti parti di territorio, ancorché incluse nell’inquadramento legislativo regionale del bacino marmifero industriale, che però è cosa ben diversa dalle classificazioni e dalle previsioni urbanistiche».
«Situazioni analoghe - concludono - si rilevano per la ex cava della Foce e per la ex cava cementeria di Torano, entrambe chiuse e dismesse da lunghissimo tempo e senza alcuno interesse di riapertura per attività estrattive o industriali, quindi di fatto non classificabili come zona D per impianti industriali».
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