Sicurezza
Revoca dei domiciliari per l’imprenditore Giorgio Turba
massa. Per il tribunale del Riesame le esigenze cautelari che hanno fatto scattare i domiciliari non sussistono. Non più. Il Riesame, infatti, ritiene che sia ora sufficiente per Giorgio Turba, l’imprenditore del marmo convolto nell’inchiesta su Vagli, la misura cautelare del divieto a contrarre con la pubblica amministrazione. La mancata sussistenza delle esigenze cautelari era stata esposta nell’istanza di riesame dagli avvocati dell’imprenditore, Andrea Collaioli e Francesco Cecchieri. Nell’istanza avevano argomentato che non solo non sussistevano le esigenze cautelari, ma neppure esisteva l’attualità del pericolo. Se la misura era scattata per l’ipotesi di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta, gli episodi oggetto di quelle contestazioni - motivavano i due difensori- risalivano al 2015 e al 2016. Distanti nel tempo, tanto da far venir meno - deducevano i legali - l’attualità del pericolo. Gli avvocati evidenziavano inoltre nell’istanza anche il fatto che la giudice, nella sua ordinanza, avesse ridimensionato il quadro accusatorio delineato dal pm a carico di Turba.
Ieri la decisione del riesame che ha ritenuto misura sufficiente il divieto a contrarre con la pubblica amministrazione. A Giorgio Turba - lo ricordiamo - gli inquirenti contestano di essere riuscito, grazie a “favori” ad escavare dove non consentito e ad estrarre quantità di materiale superiori a quelle autorizzate. E, in cambio di quei “favori”, l’imprenditore avrebbe ricompensato - sostiene l’accusa - chi glieli aveva concessi. E lo avrebbe fatto attraverso compravendite fittizie di terreni per giustificare il passaggio di denaro. Contestazioni che la difesa respinge. —
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