Il Tirreno

coordinamento massa-carrara 

«Questa non è più scuola, gli studenti sono demotivati»

Ivan Zambelli

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massa. Davanti ad alcune scuole superiori, come l’Alberghiero di Massa, alcuni docenti hanno scelto di passare una mattinata alternativa, portando dei banchi in strada per fare una lezione in presenza ma a distanza: loro, a scuola; gli studenti, a casa. E così è stata l’occasione per parlare dei vari disagi che stanno avendo gli studenti. Cristina Ronchieri, di Francese, del Coordinamento Scuole Massa-Carrara, spiega che «siamo convinti che in questo paese manchi la volontà di considerare la scuola come un bene sociale da tutelare e da mettere al primo posto dell’agenda, al pari della sanità. La scuola non può essere presa a calci nel sedere come in questi mesi, che è stata trattata al pari di un negozio o di un ufficio da cui si può lavorare da una tastiera. Ci hanno obbligato a non fare scuola, perché questa non è scuola. La scuola è stare insieme, per noi e per loro».

Il continuo procrastinare, denunciano i docenti, sta avendo conseguenze deleterie per le generazioni future. Paola Bruschi, di Scienze degli alimenti, dichiara che «non si riesce ad avere un feedback: i ragazzi sono restii a rispondere alle domande, hanno timore ad intervenire. In classe è tutto diverso. Chi è bravo è bravo, ci sono ragazzi capaci che si sanno organizzare; poi ci sono quelli che hanno bisogno di essere spronati e devo dire che non ci riusciamo, perché le condizioni sono quelle che sono». Ma anche per i cosiddetti ragazzi “bravi”, le cose non vanno tanto meglio: «Ci sono ragazzi che avevano buone medie, e che adesso hanno un notevole calo dei rendimenti».

Perché ormai è quasi un anno che questo stato d’incertezza e di isolamento va avanti: «Questa è una generazione in crisi –racconta Anna Armaroli-, perché già non aveva prospettive per il futuro; se poi ci aggiungiamo quanto sta succedendo non si vedono proiettati nell’avvenire». E questo cosa comporta? I ragazzi si dicono depressi, racconta Cristina Ceccopieri: «Uno/una (per privacy non indichiamo il genere) mi ha raccontato di avere orari sballati, che soffre di insonnia, non ha nessuno stimolo. Altri dicono che non sono più motivati, che si stanno perdendo. Restare chiusi nella propria stanza, tutto il giorno, va a loro sfavore, perché hanno bisogno della vita di classe per maturare».

Questo vale per tutti i ragazzi, soprattutto per quelli con disabilità, relegati ad essere, più degli altri, spettatori passivi; e per i quali, la scuola, più che per altri, non è solo apprendimento, ma svago, socializzazione, inclusione. Se per i cosiddetti “normodotati” si registra un aumento della demotivazione, finanche stati depressivi, figuriamoci per loro. E quindi la soluzione qual è? «Nessuno la sa. Però non ci vuole chissà chi per capire che nelle scuole serve un dottore, termo scanner, tamponi rapidi, un sistema informatico che funzioni, ma soprattutto maggiore attenzione e impegno da parte delle istituzioni. Non soltanto banchi a rotelle». —

Ivan Zambelli

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