Sicurezza
«La ristorazione ha subito uno tsunami lungo sette mesi»
massa. L'emergenza sanitaria, il lockdown, le aperture solo per l'asporto che in realtà non è mai decollato, hanno generato per i bar e i ristoranti della provincia apuana una crisi senza precedenti. Un 2020 da dimenticare per il settore della ristorazione anche a livello nazionale, che ha visto chiudere l'anno con una perdita di fatturato di 37,7 miliardi rispetto al 2019. Queste sono le stime fornite dalla Fipe – Confcommercio, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, che ha analizzato i dati a chiusura dell’anno.
«La ristorazione come tanti altri comparti - commenta Antonio Morelli, presidente dell’Associazione Cuochi di Massa Carrara - ha vissuto un vero e proprio tsunami. Il Covid19 ha azzerato tante certezze che i proprietari di bar o ristoranti si erano creati con fatica. Le chiusure forzate hanno generato inevitabilmente un calo di fatturato importante, che in alcuni casi ha provocato la chiusura definitiva dell'attività. Inoltre a differenza magari del settore turistico, la ristorazione durante l'estate ha sì avuto una boccata di ossigeno, ma c'è da dire che la crisi economica che ha colpito i cittadini ha portato le persone a risparmiare anche sul cibo. In tanti anche al mare per esempio, si portavano il mangiare da casa. Anche l'asporto - analizza Morelli - in realtà non è mai partito davvero, perché dal momento che la gente non usciva, cucinava da sola».
Il decreto approvato lo scorso 18 dicembre dal Consiglio dei Ministri ha stanziato 455 milioni di euro per il 2020 e 190 milioni di euro per il 2021 a sostegno di ristoranti, bar e mense che sono stati chiusi nel periodo natalizio. Ma secondo l'Associazione Cuochi Massa Carrara, questi aiuti non possono davvero sostenere tutte le perdite: «Il decreto non può provvedere e non sarà mai sufficiente per recuperare le perdite accusate in ormai sette mesi di inattività - spiega Morelli - ci sono strutture ristorative che hanno aperto i battenti da poco che addirittura non potranno accedere a determinati ammortizzatori sociali, senza dimenticare che il settore alberghi, ristorazione e bar subiva già le difficolrà di anni non particolarmente positivi. Il nostro è un mondo sempre sul pezzo, siamo abituati a lavorare, a rimboccarci le maniche e guardare avanti, ma le istituzioni dovranno fare la loro parte: un accesso al credito diverso, una pressione fiscale ridotta, la possibilità di assunzione più facile, un aiuto generale alla ripresa del turismo grazie a progettazione, infrastrutture ed investimenti. Permettetemi un passaggio un po' polemico - conclude Morelli - rivedere anche l'assegnazione di nuove licenze, non permettere a chiunque di poter aprire un attività ristorativa e congestionare l'offerta, cogliere questa occasione per rivedere il sistema che regolamenta questo settore così da ripartire piu forti di prima». —
Sara Lavorini
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