Il Tirreno

Calatella fuoriesce Casone e Partaccia ancora una volta sono sotto l’acqua

C.S.

Il comitato al prefetto: aspettiamo da anni, lavori subito E un residente: colpa di tombature abusive, vanno rimosse

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massa. Ritorna ogni volta, insistente, il ricordo: l’acqua, l’umidità che ti entra nelle ossa, il fango dovunque. Ogni volta che piove Partaccia, Casone, Bondano, Ricortola precipitano nel passato, a quel novembre 2012 quando l’acqua ha invaso le case, distrutto attività artigianali, costretto a spalare fanghiglia per giorni, a cercare disperatamente idrovore per respingere “la marea”. Oltre 8 anni e poco - assicura chi vive da quelle parti - è cambiato, così poco che il comitato della zona (400 i cittadini aderenti) decide di passare alle vie di fatto: Ivo Zaccagna, che il comitato lo presiede, mette nero su bianco criticità e timori dei residenti. Una lettera inviata al prefetto e la richiesta di un intervento perché - fatta eccezione per i ponti sul Ricortola, adatti ora a sostenere piene duecentennali - di opere risolutive in quel di Casone e Partaccia se ne sono viste poche. Risultato: ieri mattina c’è chi nuovamente si alza con i piedi nell’acqua. Allagati i giardini e le cantine, auto posteggiate in cortile con le ruote in immersione. Tutta colpa del Calatella. Se il Calatella a mare sfocia nel Ricortola, il Calatella , l’altro rao, dovrebbe farlo nel Lavello. Dovrebbe perché in realtà il Lavello, tra una tombatura e l’altra, neanche lo raggiunge. Canale artificiale, prima a servizio di alcune aziende, poi destinato all’irrigazione, adesso costretto in un letto troppo stretto, in area in cui la pendenza non c’è, il Calatella raccoglie le acque piovane e quando sono troppe le “riconsegna” alla strada con un inevitabile effetto vasca.

Il presidente Ivo Zaccagna sa che «la bacchetta magica nessuno ce l’ha», ma sa anche che il 2020 per il Calatella sarebbe dovuto essere l’anno delle risposte. Che non ci sono state: «Il problema esiste da anni, ci sono state verifiche, ma nulla di più». Eppure - Zaccagna ne è certo - per evitare gli allagamenti in quella zona non servirebbero opere faraoniche: «Non sono un ingegnere idraulico, ma credo che non si tratti di interventi grandiosi. C’è da risagomare, creare una pendenza verso mare e rimuovere gli ostacoli».

Gli ostacoli sono le tombature, le occlusioni del canale in vari tratti. Stefano Rossi, che nelle vicinanze del Calatella, in via degli Unni, ci vive è certo che il vero problema in quel tratto siano proprio le tombature «che sono - ci tiene a precisarlo - abusive e mai sono state rimosse nonostante le ordinanze dell’epoca Pucci. Basti pensare- Rossi sceglie l’esempio più eclatante - che una tombatura l’ha realizzata pure il Comune e mai l’ha demolita, nonostante le richieste della Provincia». Niente demolizioni perché - è la lettura di Stefano Rossi - agli atti non sono seguiti i controlli per accertare che il regolare corso del canale fosse stato ripristinato. E l’esito sono gli allagamenti.

Nessun intervento sul Calatella, quindi. Sul Calatella a mare, invece, di passi avanti ne sono stati fatti: da quelle parti i lavori sono iniziati anche se da qualche tempo - e questo preoccupa il comitato - sono fermi. La Regione, che su quei lavori ha la competenza, assicura che lo stop è dettato soltanto dal maltempo e dalle festività natalizie e garantisce che l’11 gennaio il cantiere riaprirà i battenti.

Il comitato chiede quindi che i lavori vengano ultimati rapidamente e che vengano date risposte anche per l’altro tratto del Calatella, si rivolge a tutte le istituzioni perché se è vero che la competenza è regionale, Ivo Zaccagna dice no ad ogni scaricabarile: «Credo che ciascuno, Regione, Provincia, Comune, debba essere chiamato alle proprie responsabilità. Ricordo che il Comune ha competenza sul piano di protezione civile. Abbiamo bisogno di risposte». —

C.S.

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