Gioco
La denuncia di una figlia: «Mia madre non può usare il telefono, isolata in reparto»
Ricoverata alla cure intermedie al Monoblocco di Carrara dove non c'è un tablet per sentire i parenti e la signora non è in grado di usare il telefono in autonomia
CARRARA. Nell’epoca dell’isolamento i soggetti fragili, in questo caso i malati, vivono un distacco in più. Costretti nei reparti, magari bloccati a letto, a volte nell’impossibilità di ricevere le visite dei parenti. È quello che a quanto pare succede alle cure intermedie del Monoblocco di Carrara, come segnala la figlia di una donna ricoverata: «Mia madre per motivi di salute non può usare il cellulare, è in stato confusionale. Da quando è stata spostata dalla Medicina del Noa al Monoblocco non è più possibile né visitarla né telefonarle, perché non ci sono telefoni cordless né un tablet. I medici devo dire che sono cordialissimi, si sono prodigati, ma intanto mancano i mezzi. E mia madre è isolata».
Il 2020 è stato particolarmente infausto per la donna. La signora fu prima ricoverata al reparto di Medicina del Noa. Lì però ebbe la sfortuna di venire a contatto con una paziente che dopo qualche giorno di ricovero risultò infetta. Dopo un primo tampone negativo, e il consueto periodo d’isolamento, anche lei risultò positiva al tampone.
Siamo a dicembre scorso. «Eravamo ovviamente preoccupati, ma in quel periodo, anche con mia grande insistenza, finalmente dotarono il reparto di un tablet. Così a un determinato orario si poteva fare una chiamata su Whatsapp e i pazienti potevano rimanere a contatto con le persone fuori», racconta la figlia.
La signora rimase in ospedale e quando il tampone fu negativo si decise dopo qualche giorno lo spostamento alle cure intermedie. «Avevamo chiesta che fosse portata alla Don Gnocchi, per la riabilitazione. I problemi di salute di mia madre la richiedono. Inspiegabilmente ci hanno poi comunicato che sarebbe stata invece trasferita alla cure intermedie al Monoblocco. Lì non fa nemmeno un minuto di riabilitazione, non c’è nemmeno il fisioterapista. Il problema, ora, è che mia madre è in pratica del tutto isolata», denuncia ancora la figlia. Che si è rivolta anche all’avvocata Francesca Galloni di Confconsumatori, che ha portato alla luce il caso.
«Io non mi lamento né dei medici né degli infermieri, che hanno dimostrato di essere comprensivi e disponibili. Ma hanno delle disposizioni e mancano i telefoni portatili e il tablet, con mia madre ferma a letto, non si può fare nulla. Il mio appello è alla dirigenza dell’Asl: bisogna fare qualcosa, così è vergognoso». —
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