Sicurezza
Bonifiche apuane, una lunga storia di annunci e attese
Nel ’91 si dava per acquisita l’opera alla ex cokeria e nel ’95 per l’ex Farmoplant. Chiti parlò di esperienza pilota
MASSA-CARRARA. «Tra poco partiranno le bonifiche della zona industriale. Adesso ci sono i fondi e presto l’inquinamento residuo sarà eliminato». Sono almeno 30 anni che gli abitanti di Massa-Carrara sentono ripetere da politici ed amministratori queste dichiarazioni rassicuranti, ma poi regolarmente disattese, riguardo all’inizio effettivo delle attività di disinquinamento del territorio, ancora avvelenato da 50 anni di industria chimica selvaggia. Intanto, il recente studio sulla falda Sin/Sir apuana presentato da Sogesid Spa, società del ministero dell’Ambiente, conferma la grave contaminazione dei siti industriali dismessi e delle adiacenti aree residenziali, eccetto Avenza.
Ma l’Arpat, in precedenza, aveva riscontrato questi veleni anche in terreni per i quali risultava già emessa la certificazione di avvenuta bonifica, come ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, che così hanno dovuto essere sottoposti a nuovi interventi di risanamento ambientale. Dopo la chiusura dell’Italiana Coke, in particolare, attiva dal 1936 al 1990, circolarono scarni e rassicuranti comunicati, come quello che, a distanza di appena un mese dallo smantellamento, definiva l’area bonificata all’80%. Dello stesso tenore anche la risposta fornita dal sindaco carrarese dell’epoca (Alberto Pincione, per la verità eletto da pochi giorni) ad un’interrogazione presentata dagli allora consiglieri comunali della Dc Paolo Baldini ed Egidio Comi, che chiedevano chiarimenti in merito a tali interventi.
La risposta, datata 17 aprile 1991 (n. di protocollo 12277), sottolineava la velocità ed il rispetto per l’ambiente che avrebbero contraddistinto la bonifica dell’ex cokeria, risultando fin troppo ottimista. “Con riferimento alla vostra nota 9.4.1991 relativa ai problemi dell’area ex Italiana Coke, -scriveva l’allora primo cittadino- ritengo che sia ingiusto parlare di ritardi nell’opera di bonifica che in effetti è stata realizzata in tempi record (in pochi mesi l’area è stata livellata e rasi al suolo imponenti edifici industriali) con la doverosa tutela dei problemi di salvaguardia ambientale per i quali la Usl ha fatto il suo dovere di organo di tutela”.
In realtà i capannoni dell’ex Italiana Coke vennero fatti letteralmente esplodere con la dinamite. A seguito di ciò, il territorio fu ricoperto da un polviscolo tossico costituito da amianto, originato dallo sbriciolamento delle notevoli coperture in eternit dei capannoni della fabbrica, completamente polverizzate dall’esplosione. Dopo questo intervento, la popolazione insorse ed il sindaco dovette fermare i lavori, sequestrando il sito. Oggi nell’area dell’ex cokeria, inclusa nel Sir, risulta effettuata e certificata dalla Regione la bonifica dei terreni, ad eccezione dei lotti 1 e 7A. La falda, tuttavia, mai risanata, risulta ancora pesantemente contaminata da benzene, toluene, etilbenzene e xilene (Btex), idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), idrocarburi, ammoniaca, ferro, manganese ed arsenico.
Anche per il sito ex Resine, come del resto per tutta l’area occupata un tempo dalla Farmoplant, risulta già completata una prima bonifica, effettuata in proprio dalla società Cersam (ex Farmoplant) e certificata dalla giunta regionale con decreto n. 3785 del 22 settembre 1995. Lo stesso Vannino Chiti, all’epoca presidente della Regione, intervenendo ad una cerimonia tenutasi a Massa per consegnare il certificato di collaudo al presidente di Cersam, Marcello Lamioni, dichiarò che la bonifica della Farmoplant era conclusa e che l’area ex Resine, già da allora, poteva essere riutilizzata per accogliere insediamenti del marmo. «Il tipo di bonifiche realizzato nell’area ex Farmoplant -affermava Chiti- rappresenta una esperienza pilota in Italia e ha consentito di formare una manodopera altamente specializzata, che potrà essere utilizzata anche in altri casi analoghi che si verificheranno a livello nazionale. Ora -proseguiva- possiamo inviare un messaggio forte agli eventuali investitori, italiani e stranieri. Da oggi chiunque vorrà investire in questa area, saprà di poterlo fare senza problemi. La Regione -concludeva Chiti- metterà al più presto attorno ad un tavolo i soggetti individuati per il rilancio produttivo dell’area». In almeno 11 lotti dell’ex Farmoplant, oggi inclusa nel Sin, furono però in seguito rinvenuti altri rifiuti e veleni, rendendo necessari ulteriori procedimenti di bonifica, nonostante si trattasse di terreni già venduti per il riutilizzo.
R.C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
