Senza telefono né internet: la difficile vita del Sicomoro a Fivizzano
La titolare dell’albergo di Cormezzano racconta i suoi due mesi di isolamento e di vane richieste di aiuto. «Impossibile lavorare, pagare i tributi, avere contatti»
FIVIZZANO. Vivere senza telefono e senza collegamento a internet non è facile. Soprattutto se gestisci un albergo. Anche in tempi di Coronavirus. Eppure Cristina Mannoni vive questa condizione di disconenssa suo malgrado da due mesi.
Mannoni è proprietaria del Sicomoro, albergo-ristorante di Cormezzano a 5 km da Fivizzano. Dal 5 novembre scorso, giorno in cui il Sicomoro è andato off-line, sopporta un disagio pesante. Che ora racconta. Da quel giorno – sono oggi giusto 2 mesi – è sparita sia la linea telefonica che la connessione internet. Da allora è stato un susseguirsi di solleciti, mail e pec alla Tim, ma il problema non è stato risolto. Inutile sottolineare che in questo momento di isolamento la mancanza di una linea telefonica è ancora più grave sia per il lavoro in quanto non possiamo ricevere prenotazioni per l'asporto, sia per i rapporti personali che sono relegati giusto alle telefonate e a collegamenti internet. È stato attivato il trasferimento di chiamata, ma purtroppo in questa zona anche la connessione dei cellulari è molto labile, molti clienti mi dicono che provano ore prima di riuscire a contattarmi ed è evidente che non tutti sono armati di tanta pazienza. Ultimamente ogni temporale è seguito da un isolamento telematico di un giorno dove non è possibile contattare nessuno e neppure essere contattati».
Senza contare, racconta ancora la signora Mannoni, le difficoltà legate a tutti gli adempimenti fiscali che per la maggior parte corrono via web: fattura elettronica, invio telematico all'Agenzia delle entrate, prenotazioni on line, pagamenti bonifici, posta elettronica , pec, pagamenti con bancomat e carta di credito. «In questo periodo ho letto di tante iniziative per valorizzare i piccoli comuni e le zone di montagna come la nostra, esempi di stili di vita più sani a contatto con la natura, ma se non si forniscono gli strumenti per una connessione veloce e stabile nessun progetto avrà un futuro concreto. I tecnici che, dopo un mese, sono venuti a verificare il guasto hanno detto che i cavi della mia linea telefonica sono stati tranciati dalla ditta che stava stendendo quelli della fibra, e che quindi i tempi di ripristino saranno lunghi. A questo punto mi chiedo perchè non si accelerino i lavori per dotarci tutti della banda larga, strumento indispensabile per tutte le attività oltre che per i ragazzi costretti alla didattica a distanza o per lo smart working».
La albergatrice fivizzanese è esasperata, a ragione, da questa situazione: « È intollerabile, anacronistica e ingiusta, perchè prima di intraprendere certe campagne che ci costringono a lavorare col digitale, per ultimo il cash back, dovrebbero preoccuparsi che tutti ne siano forniti, perchè i costi che sosteniamo sono gli stessi delle attività che hanno tutti servizi per lavorare. Molti miei colleghi per far fronte alla mancanza di rete si sono dotati di parabole e ripetitori con ulteriore aggravio delle spese. Purtroppo per me neppure questa soluzione è applicabile: in questa zona non arriva neppure quel tipo di segnale. Chiedo dunque un intervento rapido ed efficace degli amministratori, delle associazioni di categoria, che mettano finalmente fine a questa gravissima e insopportabile lacuna, un handicap che non ci permette di lavorare e di essere competitivi. Prima che sia troppo tardi». —
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