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Scandalo accoglienza, «alla Serinper interventi fisici solo se il minore è in pericolo»
I protocolli della cooperativa prevedevano “abbracci contenitivi” unicamente nei casi di grave agitazione psicomotoria dei ragazzi
MASSA. L’Asl Toscana Nord Ovest sta provvedendo a chiudere alcune delle strutture della cooperativa Serimper in cui, secondo la Procura, avvenivano i maltrattamenti sui minori e sono a decine, ormai, le denunce che le mamme dei bambini ospiti nelle case accoglienza hanno depositato ai carabinieri, per le violenze subite dai loro figli.
In questo quadro ancora fluido spuntano i protocolli che gli educatori dovevano seguire all’interno delle strutture, ancora pienamente attivi nelle case del gruppo Serinper aperte; carte nella disponibilità della Procura di Massa su cui si stanno facendo le dovute verifiche. Ecco cosa accadeva, ad esempio, ai “Numeri complessi” di Aulla, comunità riabilitativa terapeutica per minori: “Il protocollo va attivato in situazioni critiche di urgenza– si legge nell’atto che il Tirreno ha potuto visionare– Per urgenza si intende una situazione acuta e grave, in cui la sofferenza psichica o un suo comportamento, richiedono un intervento immediato per i rischi che tale stato comporta alla persona stessa o agli altri”. Non ci sono dubbi: gli operatori devono intervenire solo se sussiste una situazione di reale pericolo per l’incolumità del bambino o degli altri. Non se fa i capricci, se piange forte, o se non vuole lavarsi i capelli, come invece hanno testimoniato molte mamme.
Le “situazioni di urgenza” secondo il protocollo sono: importanti crisi di agitazione psicomotoria, in cui il minore non sembra essere in grado di autoregolarsi; aggressività fisica diretta contro operatori e altri utenti; aggressività distruttiva verso gli oggetti, con il rischio di incolumità per se stesso o per gli altri; atti autolesionisti. In tutte le situazioni citate il personale di turno è tenuto “a mettere in atto una procedura che prevede l’abbraccio contenitivo o il contenimento fisico di tipo manuale con tecniche di intervento fisico volte a preservare l’incolumità del minore”. A “giustificare” l’intervento fisico sui minori, il protocollo della struttura chiama in causa il Codice penale, scrivendo che “ai sensi dell’articolo 54 non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se stesso o gli altri da pericolo”.
Nello stesso protocollo viene consigliato di “evitare prese al collo, torace ed addome, bensì tentare una presa per gli arti superiori o inferiori evitando comunque lesioni distorsioni e slogature”. Solo dopo aver messo in atto tutto questo, il protocollo prevede di “avvertire gli infermieri” per un intervento farmacologico. C’è anche un altro protocollo che il Tirreno ha potuto consultare: quello della Numeri Primi di Aulla, una struttura che, rispetto alla Numeri Complessi, accoglie i casi di minori meno gravi. Firmato a metà dicembre, c’è scritto che: “In caso di urgenza e situazioni di pericolo, gli educatori devono chiamare immediatamente il 118, perché intervenga nel minor tempo possibile”, escludendo quindi interventi di tipo fisico da parte degli educatori. –
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