Toscana
In fila per la spesa gratis Il Natale dei nuovi poveri
Alla Caritas di Marina di Carrara l’emergenza non è solo per i generi alimentari I volontari: la gente spesso non può nemmeno permettersi di comprare i farmaci
Francesca Vatteroni
Carrara. La fila non era paragonabile a quella che ha fatto tanto scalpore sui social a Milano, ma è stata comunque una fila impressionante quella che si è vista lunedì scorso lungo il corridoio che si affaccia su viale Galileo Galilei e che porta alla mensa della Caritas di Marina. Per il pacco natalizio distribuito dal Centro Sociale Caritas dell’Annunziata Onlus in coda una sessantina di persone: «Tutte distanziate-ha precisato con la calma che contraddistingue don Cesare Benedetti presidente del Centro Sociale Caritas dell'Annunziata Onlus proseguendo- ma nel nostro piccolo, era toccante vedere tutta quella sequenza di persone in fila. Ma ciò che mi preme sottolineare è la grande generosità dei privati che ci permette di distribuire e di confezionare pacchi e pasti così abbondanti, molto di più rispetto agli anni scorsi e noi sacerdoti della Parrocchia Santissima Annunziata ci sentiamo di ringraziarli tutti profondamente. L’altra cosa che mi preme sottolineare-ha aggiunto Don Cesare-è che noi siamo qui e la mensa è qui ogni giorno, non solo a Natale». Chi arriva, arriva con dignità e discrezione. Parlano di generosità fuori dal comunei volontari riferendosi a chi offre generi alimentari, si tratta infatti di quintali di cibo. Ma non solo: è cresciuta anche l’esigenza di medicinali:«Ci sono persone che devono affrontare anche malattie molto gravi e non hanno la possibilità di pagare le cure».
Oggi la mensa vede arrivare ogni giorno, per il pasto confezionato in modo molto abbondante tanto da permettere di ricavarci spesso anche una cena, circa un quarantina di persone, mentre le famiglie iscritte per la distribuzione del pacco sono circa una novantina. Il viceresponsabile della mensa preferisce non dirci il nome, ma si offre comunque di raccontare cosa succede e ci spiega così come arrivino tanti disoccupati:«E’ gente senza lavoro che non arriva alla fine del mese-ci spiega-e hanno molta dignità-ripete rispettoso- In passato erano soprattutto stranieri ma è da un paio di anni che la tendenza si è invertita, e adesso sono per la maggior parte italiani. Io sto in cucina e non li vedo-continua - ma evidentemente loro ogni tanto riescono a sbirciare chi c'è in cucina perché a volte per strada mi riconoscono e mi ringraziano». Tra loro, i volontari, ci sono anche insegnanti in pensione, come Maria (preferisce non dirci il suo vero nome) che ha insegnato all’estero per anni poi, tornata a casa in pensione, ha seguito le orme della madre e viene in mensa a dare una mano:«Io eseguo-ci dice scherzando-sbuccio patate, faccio pacchi e faccio quello che mi dicono di fare». Maurizio Bianchi, un altro volontario, invece è proprio cuoco di professione, anzi, cuoco stagionale a Viareggio precisa. «D’inverno sono qua- racconta sprizzando un buonumore che indoviniamo essere un po' un suo tratto caratteristico-perché ho commesso molti peccati-ride e poi riprende-scherzo. Perché qua ho trovato una seconda famiglia e poi perché mi fa dispiacere dare una borsa a chi potrebbe essere mio padre però mi fa piacere riuscire a fare qualcosa per le persone». Anche per Lucilla è doloroso vedere le persone in difficoltà: «Io sono cicciona e mi piace mangiare-racconta anche lei prendendosi un po’ in giro- per questo mi fa soffrire vedere chi soffre perché non può mangiare, vedere chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena». —
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